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Punti nascita, un Consiglio regionale che è stato un bluff: non si torna indietro

Consiglio regionale

Sembrava che il Consiglio regionale del 9 aprile scorso, nel quale vibranti erano state le proteste fuori dall’Emiciclo e anche dentro, avesse segnato al prima sconfitta entro le mura dell’Emiciclo per Luciano D’Alfonso e il PD sulla questione punti nascita, quando ben cinque componenti la maggioranza, ovvero Lorenzo Berardinetti (Regione Facile), Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri (Abruzzo Civico) e Luciano Monticelli e Pierpaolo Pietrucci (Pd), avevano sostenuto la risoluzione con al quale si chiedeva al commissario di tenere aperti i punti nascita di Atri, Sulmona, Ortona e Penne.

E sono proprio le firme dei cinque consiglieri dissidenti, però, a campeggiare, come hanno rivelato i colleghi di Rete5.tv, in testa al documento redatto nella successiva riunione di maggioranza con la quale si sbugiarda il voto in Aula.

Infatti, subito dopo il Consiglio regionale, D’Alfonso ha riunito la maggioranza e secondo indiscrezioni avrebbe minacciato le dimissioni da Commissario ad acta della Sanità abruzzese, scelta che avrebbe portato un delegato del governo ad assumere l’incarico. Ed ecco allora il dietro front non sulla chiusura dei punti nascita, ma dei consiglieri di maggioranza che hanno sottoscritto il documento nel quale è scritto:

“La maggioranza di governo, a seguito delle due risoluzioni approvate dal consiglio regionale, ribadisce la necessità di andare avanti con il processo di riforme sulla sanità con l’obbiettivo di uscire definitivamente dal commissariamento e ristabilire il diritto dell’Abruzzo alla propria programmazione sanitaria. Il centrosinistra proporrà un nuovo Patto della salute fondato sul trasferimento di risorse e servizi sui territori, dall’ospedalizzazione alla medicina del territorio. Indietro non si torna. Abbiamo in mente un modello funzionante come quello della Toscana e non certo proprio delle peggiori esperienze in Italia. Su questo apriremo un sincero e grande dibattito pubblico sul territorio”.

Insomma, “indietro non si torna” è scritto chiaramente nel documento di maggioranza.

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