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Petacciato, una frana che ha in pugno l’Italia

Per uno strano scherzo della toponomastica, nel paese che da 48 ore tiene in pugno l’Italia, il municipio lesionato dalla frana è in viale Pietravalle e la faglia-madre del dissesto è in via del Progresso. In due giorni definiti «critici» dagli esperti, il palazzo comunale sulla “Stone valley” è stato chiuso in parte; di massi lungo la zona valliva ne sono venuti giù tanti mentre la strada che allude allo “Sviluppo economico” tanto auspicato di questi tempi, di “avanzamento” registra il distacco spaventoso di pareti di case, terra e arbusti dal costone di piazza Mezzacapo.

Dicono i residenti che in una notte il dislivello che si è creato tra il belvedere – dal quale si domina lo scenario delle Isole Tremiti e alle spalle anche quello della Maiella imbiancata – e la passeggiata retrostante, sia aumentato di oltre un metro, mentre le abitazioni del versante orientale svelano i primi segni di cedimento nei muri che guardano verso il mare. A fine mattinata e dopo la ricognizione eseguita con i tecnici, il sindaco Gabriele La Palombara annuncia l’imminente abbattimento di una decina di immobili, lato est del paese, per fortuna non abitati.

Una delle frane più imponenti d’Europa. Petacciato, 3.656 abitanti; 225 metri sul livello del mare; 35 chilometri quadrati di superficie; sponda destra del fiume Trigno; 15 chilometri a sud di San Salvo; due contrade: Collecalcioni e Marina di Petacciato; Comune autonomo dal 30 dicembre 1923, quando si staccò dal confinante Guglionesi: è qui che da mercoledì mattina la terra ha preso a franare, spaccando in due l’A14 che dista tre chilometri creando uno scalino sull’autostrada di 15 centimetri – poi chiusa per alcune ore ai veicoli tra i caselli di Vasto Sud e Termoli (22 chilometri) e riaperta in serata nelle due corsie di marcia solo sulla carreggiata sud – e costringendo i treni della tratta Pescara-Bari ad andare a passo d’uomo. Petacciato, si dirà, non è nuova al fenomeno delle frane: ha in sè un movimento che si riattiva da almeno cento anni nei periodi in cui in paese piove a dirotto. Ma adesso è diverso: per la prima volta, lo smottamento ha lesionato case e uffici: come è accaduto al municipio sfiorando la vicina scuola elementare Marconi, rimasta chiusa tutto il giorno, e la palazzina adiacente la casa comunale con quattro appartamenti tutti abitati.

Il sopralluogo degli esperti. Ieri in municipio – riaperto per l’occasione – si è tenuto un vertice tra le autorità comunali, l’assessore regionale ai lavori pubblici Perpaolo Nagni, i geologi della Regione, i tecnici della Protezione civile, della Provincia e del Comune. Poi un sopralluogo al costone del paese, il punto di via Progresso dal quale parte la frana che si biforca verso il mare per oltre 4 chilometri e verso sud per un altro fronte più o meno della stessa lunghezza. Alla Marina, poi, la fenditura ha creato uno spettacolare fenomeno: quello dell’acqua che si ritira dalla spiaggia facendo emergere gli scogli.

Le reazioni e le paure. «La zona nel centro abitato», commenta il sindaco La Palombara, «va sottoposta a un progetto di sistemazione e raccolta delle acque, visto che il problema è dato dalla presenza di acqua nel sottosuolo. Bisogna drenare i terreni. Abbiamo un territorio con una conformazione geologica particolare: a 50-60 metri di profondità c’è l’argilla su cui scorre, quando piove, uno strato superficiale di terreno che crea un cuscinetto d’acqua. L’idea è di far uscire quell’acqua togliendola dalla parte superficiale per portarla verso il mare. Ma se consideriamo che l’area interessata a questo fenomeno è di 5 chilometri per 4, significa spendere molti soldi». Da una prima stima pare che occorrano circa 20 milioni di euro. «È problema d’interesse nazionale», riprende il primo cittadino, «perché si ripercuote su infrastrutture importanti come l’autostrada A14, la ferrovia Adriatica, la statale 16. Intanto», prosegue il sindaco, «abbiamo redatto un progetto preliminare come base di discussione sui cui confrontarci con ministeri e servizio geologico della Regione Molise per arrivare al progetto definitivo». Al momento con 800 mila euro già pronti bisogna alleggerire il costone demolendo le case in bilico e il cemento armato.

La prima volta del centro abitato. Per l’assessore comunale Antonio Staniscia, «preoccupa che per la prima volta nella storia del paese, il fronte della frana stia interessando il centro abitato. Bisogna mettere mano al problema della viabilità e su questo aspetto il sindaco ha già presentato un progetto di viabilità alternativa alle strade esistenti. Si tratta di intervenire su un sentiero in parte asfaltato ma finora interessato allo smottamento. È un piano che presenteremo alla Regione per i fondi». Nella tarda mattinata nella scuola elementare e in municipio sono stati sistemati alcuni sensori che registrano eventuali possibili movimenti dei due edifici ricollegabili con la frana. La scuola oggi riapre ma con gli occhi di tutti puntati su quei vetrini.

L’intervento della Regione. «Procederemo in due tempi», spiega l’assessore regionale Nagni, «il primo, più immediato, punta a ripristinare la viabilità comunale e provinciale; il secondo, di completamento, con l’intervento sull’intera viabilità che presenta una situazione molto critica. La Regione interverrà finanziariamente così come abbiamo fatto per il caso di Fossalto».

Il ricordo degli anziani. Sul Belvedere di fronte alla chiesa di Santa Maria e non lontano da pizza dei Caduti, si parla della frana sporgendosi dalla balaustra anche se il nastro bianco e rosso della polizia municipale vieta di avvicinarsi all’area. «C’è tanta di quell’acqua sotto le nostre case», dice uno dei residenti mostrando gli edifici del posto, «che ogni famiglia ha un pozzo nella sua abitazione. Ricordo una volta in cui si fece uno scavo proprio per creare un pozzo: il paese è a 225 metri sul livello del mare? Ebbene: a 50 metri durante quello scavo trovammo sabbia e pure le cozze. Pazzesco».

Rossano Orlando (ilcentro)

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