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L’Uciim all’udienza con il papa

“Cari colleghi e colleghe”. Con questo simpatico saluto, che ha suscitato subito indicibile gioia e calorosi applausi, Sabato scorso 14 marzo 2015, Papa Francesco si è rivolto ai soci dell’UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori e Formatori Medi), ricevuti in udienza nella Sala Paolo VI, in occasione del 70esimo anniversario di fondazione (tante le sezioni presenti da tutta Italia, per l’Abruzzo a rappresentare la sezione di Vasto sono stati il presidente prof. Luigi Alfiero Medea e il vicepresidente prof. Antonio Odio, con le rispettive signore prof.ssa Angela Tommasi e Maria Di Martino).

“Permettetemi di chiamarvi così, – ha subito aggiunto il Pontefice – anch’io sono stato insegnante come voi e conservo un bel ricordo delle giornate passate in aula con gli studenti. Insegnare è un lavoro bellissimo. Peccato che gli insegnanti siano malpagati. Perché non c’è soltanto il tempo che spendono per fare scuola, poi devono prepararsi, poi devono pensare ad ognuno degli alunni: come aiutarli ad andare avanti”.

“La vostra Associazione – ha proseguito Papa Francesco – ha compiuto 70 anni: è una bella età! È giusto festeggiare, ma si può anche cominciare a fare il bilancio di una vita. Quando siete nati, nel 1944, l’Italia era ancora in guerra. Da allora ne è stata fatta di strada! Anche la scuola ha fatto tanta strada. E la scuola italiana è andata avanti anche grazie al contributo della vostra Associazione, che è stata fondata dal professor Gesualdo Nosengo, un insegnante di religione che sentì il bisogno di raccogliere gli insegnanti secondari di allora, che si riconoscevano nella fede cattolica e che con questa ispirazione lavoravano nella scuola. In tutti questi anni avete contribuito a far crescere il Paese, avete contribuito a riformare la scuola, avete contribuito soprattutto a educare generazioni di giovani. In 70 anni l’Italia è cambiata, la scuola è cambiata, ma ci sono sempre insegnanti disposti ad impegnarsi nella propria professione con quell’entusiasmo e quella disponibilità che la fede nel Signore ci dona”.

L’invito del Papa, a questo punto, è stato incisivo nei confronti dei membri dell’Associazione, invito che, riferendosi alle periferie formative, vale, comunque, per ogni docente che lavora nel mondo della scuola: “Il dovere di un buon insegnante – a maggior ragione di un insegnante cristiano – è quello di amare con maggiore intensità i suoi allievi più difficili, più deboli, più svantaggiati. Gesù direbbe: se amate solo quelli che studiano, che sono ben educati, che merito avete? E ce ne sono alcuni che fanno perdere la pazienza, ma quelli dobbiamo amarli di più! Qualsiasi insegnante si trova bene con questi studenti. A voi chiedo di amare di più gli studenti “difficili”, quelli che non vogliono studiare, quelli che si trovano in condizioni di disagio, i disabili , gli stranieri, che oggi sono una grande sfida per la scuola”.

Anche in cosa consiste il vero insegnamento il Papa è stato chiaro: “Voi dovete insegnare non solo i contenuti di una materia, ma anche i valori della vita e le abitudini della vita. Le tre cose che voi dovete trasmettere. Per imparare i contenuti è sufficiente il computer, ma per capire come si ama, per capire quali sono i valori e quali abitudini sono quelle che creano armonia nella società ci vuole un buon insegnante”.

La parte conclusiva del discorso di Papa Francesco è stata tutta proiettata verso un futuro ricco di speranza: “Vi incoraggio a rinnovare la vostra passione per l’uomo – non si può insegnare senza passione! – nel suo processo di formazione, e ad essere testimoni di vita e di speranza. Mai, mai chiudere una porta, spalancarle tutte, perché gli studenti abbiano speranza. Vi chiedo anche, per favore, di pregare per me, e vi invito, voi tutti, a pregare la Madonna, chiedendo la benedizione”.

All’inizio dell’udienza pontificia, il saluto ufficiale a Papa Francesco è stato rivolto dall’attuale presidente nazionale prof.ssa Rosalba Candela, che ha sottolineato soprattutto come l’incontro con il Pontefice “rafforza l’unione e dà più vigore e capacità di perseguire le finalità educative proprie della professione di insegnanti”.

Luigi Medea

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