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Chiusura dei punti nascita in Abruzzo, dal Consiglio regionale nessun dietro-front

Era stato il centrodestra a presentare una risoluzione contro la chiusura di quattro punti nascita in Abruzzo che non raggiungono i 500 parti all’anno, soglia minima di sopravvivenza prevista dalla Sanità italiana. Nel documento si chiedeva al Commissario ad acta, Luciano D’Alfonso di sospendere gli effetti del decreto commissariale 10 del febbraio scorso che prevedeva la chiusura per portare avanti un’analisi piu’ approfondita e un nuovo studio, oltre che per attendere di attivare il servizio di trasporto per le emergenze neonatali e il servizio di trasporto materno assistito “per un miglior collegamento delle neonatologie con la rete regionale di emergenza” e il potenziamento dei reparti di ostetricia e ginecologia che resteranno attivi.

La sconfitta del centrodestra si deve anche all’assenza di tre consiglieri di opposizione, ovvero Mauro Di Dalmazio, esponente di Abruzzo Futuro in viaggio all’estero, e i “grillinI” Sara Marcozzi e Leandro Bracco, quest’ultimo oggetto di un’offerta di assessorato da parte dello stesso D’Alfonso.

La seduta consiliare era stata anticipata dalla riunione dei capigruppo per cercare una intesa, che, evidentemente, non è stata trovata tant’è che durante i lavori l’assessore alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci, ha sostenuto, rivoltando le accuse proprio contro chi ha presentato la risoluzione anti-chiusura, che la problematica è stata determinata dalla precedente giunta regionale guidata da Gianni Chiodi che non ha mai firmato il decreto di chiusura.

Per Paolucci la chiusura è necessaria in quanto non si può prescindere da quanto previsto nel Piano di rientro sanitario.

Dunque, alla presenza dei sindaci, il Consiglio regionale ha scritto un’altra importante pagina del procedimento di chiusura dei punti nascita di Sulmona, Atri, Penne e Ortona.

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