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Lapenna fa acqua

“Piove, governo ladro!”. Addossare le responsabilità di tutto ciò che accade a chi guida la baracca è il tipico sport italico ma, questa volta, dopo quanto sta avvenendo a Vasto a causa della pioggia, non si tratta di sport bensì di verità. La pioggia è l’esempio più fulgido di come la città sia abbandonata a se stessa, tra tombini tappati, rete fognaria disastrata, rotonde progettate da scienziati che non hanno intuito la formazione di laghi dov’è possibile nuotare per chi ama il nuoto. Lapenna tenta, senza riuscirci, di amministrare Vasto dal 2006. Se in questi giorni fosse presente in città la signora Scaffidi, non avrebbe esitazioni a chiudere il gemellaggio con una città allagata perché non amministrata. I nodi della sciatteria, dell’inefficienza, dell’incapacità vengono sempre al pettine. Lapenna torna dal sole d’Australia e trova i suoi cittadini bagnati come pulcini, tassati e bagnati, tassati e allagati, tassati e incazzati. Non arrabbiati, ma incazzati, perché al peggio, con la sua Amministrazione, non c’è mai fine. Non ho mai chiesto le sue dimissioni, perché chi è stato votato dai cittadini ha il diritto e il dovere di amministrare fino alla scadenza del mandato, ma gli ho detto più volte di mettersi da parte se consapevole di non farcela. Invece, lo hanno messo persino sulla poltrona dell’Anci. Così, la sua (ir)responsabilità si estende, da Vasto, a tutti i comuni d’Abruzzo. Che tragedia!

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