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Confesso che ho vissuto

La politica, avverte Formica, è sangue e merda. Un altro, invertendo la massima di von Clausewitz, ammonisce che è la prosecuzione della guerra con altri mezzi. Dunque, non oggetto per mammolette, privi di passione e spina dorsale. Eppure, l’hanno fatta diventare merce avariata, non più commestibile e distinguibile. Una classe politica scadente, a Roma come a Vasto, l’ha trasformata in roba e seggio, commistioni e interessi, legislature e vitalizi. Senza opposizione. Senza alternanza. Tutti insieme appassionatamente. Io, negli ultimi quattro anni, confesso che ho vissuto. Senza stare insieme. Facendo opposizione dura, svelando intrighi, bassezze e miserie umane, attaccando a testa bassa, ma con argomenti, carte e manifesti il sindaco e la sua amministrazione di banane, arrivando a fare i nomi dei vincitori dei bandi con tre mesi di anticipo. Ho presentato un esposto perché il direttore di un teatro per anni ha riscosso fatture di 25 mila euro per noleggiare attrezzature al teatro stesso. Mai avuto risposta. Se qualcuno vuole ridurre questi quattro, durissimi anni, alla verve polemica che mi ha fatto provocare un collega nella battaglia dialettica di un Consiglio comunale, si sbaglia di grosso e, soprattutto, non convince neppure un bambino di tre anni.

Se poi è arrivato il tempo per farmi pagare questi quattro anni, quattro anni di libertà e di ribellione alla sopraffazione quotidiana, alla protervia e all’arroganza del poterucolo locale, alle tante minacce anonime ricevute e cestinate (perché la politica non si fa ricorrendo a “mammina magistratura”), eccomi, sono qui, procedete pure, colpite pure, bagnate pure il pane marcio della vigliaccheria. Non mi arrendo. Però, badate, la politica ha le sue regole, il suo contesto, la sua arena, e lì, chi viene eletto non fa entrare nessuno. La politica si vendica e cosa ti combina? Due giorni dopo le clamorose minacce verbali, la cosiddetta minoranza, in accordo, senza il bisogno del voto, nomina tre membri che per quattro mesi daranno vita a una Commissione di studio. E chi sono i tre membri? Desiati, D’Alessandro e Giangiacomo. Come, chi minaccia di morte e il minacciato di morte siederanno insieme, uno accanto all’altro, per capirci qualcosa di più sul dissesto idrogeologico che minaccia, che minaccia davvero, la città? Eh si, è la politica, bellezza! Niente a che vedere con i tribunali, le cause, gli avvocati. Viva la politica, viva la provocazione, viva la contrapposizione dura, accesa, aspra! Viva la politica vera, che mantiene la sua opposizione, la sua dignità, la sua purezza, il suo senso.

Davide D’Alessandro

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