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Il Giorno del Ricordo, il discorso di Pietro Smargiassi in Consiglio regionale

Con la Legge 92 del 30 Marzo 2004 si è data solennità ad una data, quella del 10 Febbraio di ogni anno, nel ricordo delle 12000 vittime dei massacri che, ricordiamo genericamente, con la parola FOIBE.

Le foibe, voragini naturali della Venezia Giulia, tipiche del fenomeno Carsico usate nell’ultima fase della seconda guerra mondiale per far sparire, senza lasciar alcuna traccia chi aveva nelle origini la colpa grave: quella di essere italiano. L’impossibilità del recupero delle salme, occultando per sempre le prove e le responsabilità di crimini perpetuati con ferocia tra mutilazioni e sevizie, ha sotterrato per sempre le vittime, le salme e non per ultima la storia.

Ho pensato a quale tipo di intervento fare, se ripercorrere le vicende di quegli anni, se descrivere vittime o carnefici, se rileggere, interpretare e infine raccontare la mia versione dei fatti.
Ho preferito contattare chi, sulla pelle, ha vissuto quella tragedia. E’ dalle sue parole che voglio prendere spunto per raccontare questa giornata affinché il ricordo sia ancora una volta indelebile.

Ho incontrato ieri sera la Maestra MAGDA ROVER che, tra le lacrime e la sofferenza, ha provato a rispondere a due domande che le ho posto: mi dica cosa sono per lei le Foibe e mi descriva cos’è per lei l’orrore.

Mi ha riposto così.

“La mia storia è la storia di tanti e come tanti sento che tutte le storie sono racchiuse nella storia di NORMA COSSETTO. Norma, una ragazza solare, piena di vita, laureanda che in un giorno come tanti ha conosciuto la malvagità racchiusa negli uomini. Questa non è una storia di politica, non ci sono vinti ne vincitori. Norma incontra chi in lei vede il nemico. La catturano e per ore in 17 la seviziano, la crocifiggono, la impalano, ne mutilano il corpo, infine la spintonano lungo un sentiero fino all’orlo di una Foiba, quella di Villa Surani, e senza darle nemmeno il sollievo di un colpo mortale la spingono giù negli abissi.”

Come Norma in tanti sono stati spinti giù nei crepacci carsici. I più FORTUNATI erano quelli che in un colpo di fucile trovavano cancellata la lor esistenza e la loro storia, oppure quelli che, precipitando nel baratro, avevano la fortuna di morire nel loro lento precipitare.
Gli altri, i più SFORTUNATI, rimanevano in vita, perché magari prima che una raffica li colpisse si tuffavano da soli nella foiba. A volte furono i cadaveri di altri poveri disgraziati ad attutirne la caduta. Per loro, la morte, sarebbe giunta più lentamente contando i giorni, le ore, infine i minuti tra i morsi della fame e della sete nel tanfo acre che solo la morte ha.
Mi sono chiesto, nel vedere le lacrime di Magda gonfiarle gli occhi, cosa doveva esserci negli occhi dei bambini, delle donne e degli uomini in attesa di quella raffica, quanto TERRORE nel vedere cancellata la propria esistenza.
Poi mi son chiesto quanto ORRORE dovesse esserci negli occhi di chi cadendo si ritrovava vivo tra decine, centinaia, migliaia di morti. Quanto immensa dovesse essere la solitudine nell’ attesa che la morte arrivasse.

Magda era lì, aveva solo sette anni nel 10 dicembre del 1943, quando il cadavere di Norma Cossetto venne tirato fuori. Lì ci fu la consapevolezza di tutta la barbarie di cui solo l’uomo è capace. Vide quei poveri resti. Quell’immagine ne ha segnato per sempre l’esistenza.

Nel 2005 il Presidente della Repubblica Ciampi concede l’onore della medaglia d’oro al valor civile a Norma Cossetto. Nelle ragioni si legge..”in lei si riconosce il sacrificio di tutto il popolo istriano”.
Anche Magda, dopo settant’anni trova la forza per riconoscere che quel sacrificio deve prima di tutto essere raccontato da lei e torna sulla Foiba di Villa Surani.
“Percorsi quel viale e mi sembrava di sentire la presenza di Norma, al mio fianco. L’accompagnavo e pensavo al suo dolore , alla sua disperazione, pensavo a quanta consapevolezza e quanta atrocità avesse conosciuto nonostante la sua giovane età. Trovai, nel 2013, la forza di urlare, sull’orlo della foiba una poesia a lei dedicata..”

Oggi spetta a noi ricordare Norma, le genti d’Istria, calarci in quei crepacci e riesumare con le ossa la storia di quel genocidio.
Le foibe carsiche hanno una caratteristica: sono anfratti, crepacci, cunicoli profondi e bui. Dentro il vento, la bora che soffia su quelle terre entra nella terra. Ancora oggi c’è chi, sull’orlo di quelle foibe, sente riecheggiare le urla di dolore e disperazione.
A noi spetta dare eco a quelle urla, dare voce alle poche Magda Rover testimoni in vita della miseria umana.
Quando comincia una guerra
la prima vittima è sempre la verità.
quando la guerra finisce
le bugie dei vinti
sono mascherate,
quelle dei vincitori
diventano Storia

Aurora Kero Rover

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