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La Cattedrale di San Giuseppe e i suoi tesori d’arte

 cattedraleDove ora sorge la Chiesa Cattedrale di San Giuseppe era l’antichissimo Convento dell’Ordine Eremitico di Sant’Agostino, che venne fatto erigere da Rolando Palatino. Qui, nel 1266 indossò l’abito agostiniano il Beato Angelo da Furci; vuole la tradizione che i monaci agostiniani lasciassero al convento una preziosa reliquia: un osso del corpo del Beato.

Agli inizi del 1300 il Convento era dedicato a Santa Margherita e, nel 1593 a S. Agostino e a Santa Monica sua madre. Le statue dei due santi, nel 1742, adornavano l’altare maggiore. Si ha notizia, come riferisce lo storico Luigi Marchesani (Storia di Vasto, pag. 252) che tal “Guglielmo dipinse la tavola dell’altare maggiore e vi scrisse “Guillelmus anno 1369: ciò oggi non si legge”.

Certamente si tratta del polittico suddiviso in cinque scomparti raffigurante al centro il Redentore e, ai lati quattro angeli musici, contenuti in altrettanti nicchie delimitate da marmi suddivisi in pinnacoli. Un’opera che apparteneva al Convento degli Agostiniani come le due statue di Santa Monica

e Sant’Agostino, di rara bellezza nella raffigurazione scultorea lignea dipinta con ornamenti d’oro zecchino. In smagliante e delicata fattura.

Oggi la Chiesa di San Giuseppe conserva anche un dipinto che era nella cappella di “Cona a mare”, di cui si ha notizia già nel 1419 e che era a poca distanza dal mare, raggiungibile percorrendo la strada che discendeva da Porta Palazzo, e andando oltre “Fonte Nuova”. Il dipinto venne eseguito nel 1505, a cura di Cola Bevilacqua, dall’artista di Valona Michele Greco, ad è noto come “Madre della Misericordia. Raffigura la Madonna con in grembo il divino Figlio e ai lati Santa Caterina di Alessandria e San Nicola di Bari, vescovo di Mira. La Vergine indossa un manto viola e interno verde bordato rosso, con le braccia incrociate nel petto nell’atto di reggere la palmetta del martirio. San Nicola (sulla destra) indossa sopra la tunica bianca, una pianeta rossa con stola bianca decorata con Croci greche in nero. Il Vescovo di Mira regge nella mano sinistra un libro e un pastorale, mentre benedice con la destra. Il “trittico” dipinto a tempera su tre tavole è stato rinvenuto e fatto restaurare nel 1983 e rivela una straordinaria passionalità simbolica molto delicata accostata alla pittura di scuola veneto-cretese.

Di particolare interesse architettonico il portale della Cattedrale di San Giuseppe incastonato nella facciata a capanna, sormontato da un rosone a raggiera (costruito nel secolo scorso) decorato con sottili colonne andate perdute durante un restauro. Il portale risale al 1293, ed apparteneva al vecchio convento di S. Agostino. Venne costruito da Ruggiero De Fragenis, un artista proveniente da Fraine, come si legge nella lapide a caratteri semigotici scolpita nella lunetta, così tradotta: “O viandanti tutti che osservate questa porta, fu mastro Ruggiero de Fragenis che fece quest’opera nell’anno del Signore 1293”.

Giuseppe Catania

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