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Sanità, è ancora scontro nel centrosinistra teatino

ospedale_AtessaTorna ad infuocarsi il dibattito sulla riorganizzazione sanitaria nel teatino dopo che il direttore dell’UOC Chirurgia di Lanciano ha emanato un provvedimento con il quale, di fatto, si sancisce la chiusura dal primo novembre delle attività di week surgery dell’ospedale di Atessa.

Una decisione che ha aperto un nuovo scontro all’interno del centrosinistra teatino con la rivolta di quel Movimento per Atessa Unita che fa capo a Giulio Borrelli responsabile di quell’Abruzzo Civico che in Regione governa con d’Alfonso.

Stamane proprio l’ex direttore del TG1, accompagnato da Tito Antonini e Giulia Orsini del MAU e Nino Pizzi, in rappresentanza del “comitato cittadino raccolta firme per la difesa dell’ospedale”,  ha incontrato la Direzione sanitaria per chiedere spiegazioni del provvedimento  ed al termine del vertice è stato diffuso il seguente comunicato:

“La decisione di chiudere -di fatto- la “week surgery” dell’ospedale San Camillo De Lellis giunge improvvisa e immotivata. Il Movimento per Atessa Unita chiede ai responsabili della Asl, al presidente della giunta regionale e all’assessore alla Sanità, di revocarla immediatamente. Non si possono tappare buchi a Lanciano, aprendo una voragine altrove.

Nell’ultima visita, in Atessa, del presidente D’Alfonso (fatto importante e senza precedenti) era stato detto che il futuro del nosocomio sarebbe stato deciso dopo un approfondito confronto con il personale sanitario e con i rappresentanti di tutto il consiglio comunale. La “fase di transizione” (verso l’ipotizzato “ospedale di comprensorio”, che nessuno sa quando sarà realizzato) va gestita senza penalizzare ancora, come avvenuto in passato, un vasto territorio dell’Abruzzo meridionale.

Il MAU chiama alla mobilitazione tutti i cittadini, e chiede alle altre forze politiche, che hanno a cuore le sorti del “San Camillo De Lellis”, di dar vita a una azione unitaria per impedire ulteriori tagli e declassamenti della struttura sanitaria”.

Insomma, si apre una nuova dura battaglia sulla riorganizzazione sanitaria dopo quelle già avviate sulla ridistribuzione delle guardie mediche.

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