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La riforma della Legge sul III Settore al centro del convegno organizzato da Vastoviva

convegno Vastoviva_socialeÈ stato un convegno  molti interessante quello organizzato dall’associazione Vastoviva all’interno della Pinacoteca di Palazzo d’Avalos e volto a fare chiarezza su quale sia la visione del governo per l’intero Terzo Settore, ovvero l’insieme delle associazioni di volontariato, onlus, ong e via discorrendo.

Ad introdurre l’evento è stato Angelo Bucciarelli, uno dei referenti il sodalizio vastese, il quale ha voluto subito sottolineare come si trattasse di “un incontro per maturare riflessioni e portare testimonianze” prima di aggiungere che “credo che il III Settore possa dare un contributo importante a superare questi momenti difficili per il nostro Paese e può avere un ruolo fondamentale nel percorso di riforma dello stato sociale”.

“È un momento delicato questo perché mettere mano a una legge è sempre un passaggio delicato”: così Luciano Lapenna, sindaco di Vasto, introducendo quello che è stato il vero nodo fondamentale dell’incontro, ovvero la riforma di legge del III settore, aggiungendo che “è importante che si sia deciso di sentire il mondo del volontariato e le istituzioni locali”.

Lapenna ha ricordato come il Comune di Vasto abbia tenuto “fermi gli stanziamenti per il sociale nonostante i tagli che vengono dalla regione e dal Governo centrale. Però, ad esempio, abbiamo adesso un problema grossissimo come il pagamento delle rette per i disabili assistiti nelle case di cura”. Ha poi puntato l’interesse sulla trasparenza “che deve essere una delle chiavi alla base  di una futura revisione normativa”.

Ed allora non poteva che essere l’on. Edoardo Patriarca a chiarire quale è la direzione che la riforma del settore sta assumendo. Presidente del Centro nazionale volontari, già portavoce del forum del III settore e copresidente dell’Agesci, Patriarca è componente la XII Commissione parlamentare Affari Sociali. Per il deputato democratico “la crisi durerà ancora tanto ed è una crisi non finanziaria, ma profonda e strutturale. La possiamo affrontare in due modi: o accartocciati su noi stessi  in modo sfiduciato o la prendiamo di petto”, e, poi, ha aggiunto: “Il III Settore è così importante perché dobbiamo mantenere unite le comunità ed esso serve a ritessere la ragnatela dei rapporti umani e tra enti sempre più sfilacciati”.

E non solo, perché Patriarca ha anche evidenziato come in un momento di grave crisi il sociale è stato l’unico settore a non subire un calo occupazionale, anzi è cresciuto come dimostra i dati ISTAT del censimento sul non-profit; ancora più confortanti quelli di Unioncamere che parlano di una possibile crescita occupazionale intorno al 10%: insomma “welfare, turismo sociale, microcredito, Protezione civile, assistenza immigrati e via discorrendo sono ancora in grado di creare occupazione anche fortemente specializzata”.

In merito alla riforma del III Settore, la Legge Delega è stata depositata alla Camera in agosto e, per quanto complessa, fa leva su quattro punti fondamentali:

  • la riforma del Codice Civile, che deve garantire la libertà di associazione e stabilire l’esatta definizione di cosa sia il III Settore in modo tale che chi voglia esercitare nel suo ambito risponda a determinati criteri quali “chi è, che fa, come lo fa, dove lo fa2;
  • la fiscalità, ovvero se a un’attività viene riconosciuta una funzione pubblica lo Stato deve favorire una fiscalità agevolativa a cominciare dal 5×1000 sulla cui distribuzione vanno fatti controlli accurati sui beneficiari; un’IVA  ridotta almeno al minimo pari al 4%; ampliare la forchetta della deduzione delle donazioni possibile ora fino ai 2000,00 euro;
  • le imprese sociali, mirando al rafforzamento delle potenzialità imprenditoriali del III Settore;
  • il Servizio civile, che va reso universale, ma non obbligatorio, in modo tale che chiunque voglia sostenerlo possa farlo.

Secondo le stime, garantire i livelli sopra citati costerebbero allo Stato ben 500 milioni di euro per il volontariato, altri 500 milioni per le imprese e 400 milioni per il Servizio civile.

A chiudere la serie di interventi l’on. Maria Amato, anch’essa componente la XII Commissione camerale ed altro referente di Vastoviva, la quale ha chiarito da subito che “non abbiamo voluto un incontro di parte perché il III Settore è quanto di più trasversale ci sia”.

“Il III Settore è davvero disomogeneo – ha sottolineato il parlamentare vastese – Sempre secondo l’ISTAT su oltre 450 mila associazioni di volontariato 150 mila sono aria, ovvero senza una struttura. La nuova Legge nasce anche per mettere omogeneità e ordine in tutto il Settore, che ha un ruolo importante di cucitura e coesione in una società che si sfilaccia continuamente e di unione laddove le istituzioni non riescono più ad arrivare”. Ribadendo quanto già espresso dal collega Patriarca, la Amato ha voluto sottolineare come nel III Settore non ci sia “più posto per i dilettanti” e come “il volontariato rappresenta una fucina di idee”.

Un passaggio delicato è stato riservato al Servizio civile che deve essere “indirizzato ed aperto anche e soprattutto alla marginalità rappresentando anche una opportunità formativa”.

La Amato ha voluto anche riportare quelle che sono le parole che meglio di ogni altra definiscono il volontariato, ovvero “gratuità, accoglienza, apertura, senso di libertà, idea”.

All’incontro erano presenti molti operatori del sociale insieme agli amministratori del Comune di Vasto.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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