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La meglio gioventù

capodogli spiaggiati-punta penna - 243Va detto subito, per evitare eccessiva retorica: ieri per tutta la giornata la spiaggia di Punta Penna è stato un via vai di centinaia e centinaia di curiosi attratti dallo “spettacolo” dei sette capodogli spiaggiati. Quasi tutti armati di macchina fotografica o dell’immancabile smartphone, d’altra parte l’evento è stato di quelli che catalizzano l’interesse; tra i curiosi, naturalmente, ci mettiamo anche i diversi giornalisti presenti, sebbene è quello il lavoro che fanno, che facciamo.
Detto questo, non si può non rilevare che la giornata di ieri è stata in qualche modo speciale; di quei sette capodogli finiti ad arrancare a pochi metri dalla spiaggia, tre sono morti, ma quattro hanno ripreso il largo, grazie alla tenacia di tanti cittadini che, quasi di prepotenza, hanno voluto dare una mano – preziosa e sostanziosa – alla macchina dei soccorsi.
I primi a sollecitare l’avvio di una macchina dei soccorsi che stentava a partire, naturalmente, i pescatori. Può forse stupire che persone abituate a “cacciare” pesci per lavoro, si mostrino tanto sensibili per un branco di capodogli spiaggiati, ma quello tra i pescatori, il mare e i suoi “abitanti” è un rapporto stretto, intimo, difficile da intuire dal di fuori. Il mare ha le sue regole e non si lascia amare dai vili; vuole gente coraggiosa, che sappia sfidare una tempesta per una buona pesca, ma sappia anche “difenderlo”, quando è in affanno. Ieri il mare ha chiesto aiuto per i suoi giganti buoni in difficoltà (probabilmente a causa di chi il mare non lo ama, come è parso subito evidente anche dalle dichiarazioni di esperti del settore) e i primi ad accorrere non potevano essere che loro, i pescatori. E se ne sono prese di “pinnate” in faccia, senza fiatare.
Dietro i pescatori, poi, si è creata una catena di gioventù così bella, così vitale, così grintosa, che faceva brillare gli occhi solo a guardarla; la voglia di aiutare i giganti buoni del mare ha sfidato ogni timidezza e perfino qualche rimbrotto delle autorità, attente e preoccupate perché nessuno si facesse male; così quest’assortita “meglio gioventù” vastese, con pochi mezzi ma tanta voglia di aiutare, ha cercato il proprio spazio per dare un contributo: in molti hanno passato ore e ore ad alleviare le sofferenze dei capodogli e a tentare di allungargli la vita tenendoli bagnati, mentre gli uomini della Guardia Costiera (di cui molti giovanissimi, ma si sa, sul mare devi essere per forza già uomo, soprattutto se sei pure un militare) e della Protezione Civile portavano avanti i vari tentativi di liberare i capodogli con l’aiuto di tutti. E quel “tutti”, improvvisamente, è diventato qualcosa di più di un’iperbole: a un certo punto a issare le cime c’era davvero chiunque: i pescatori, la Guardia Costiera, la Protezione Civile, tanti giovani, l’abbiamo detto, ma anche Carabinieri in divisa, Polizia municipale, che in quel momento hanno realizzato che c’era poco “ordine pubblico” da gestire e si potevano “distrarre” un attimo per vedere se c’era anche un altro modo per dare una mano. E allora mentre sei lì che cerchi uno scatto per raccontare questa bella storia, ti ritrovi a inquadrare un Carabiniere in divisa, con tanto di berretto, perché all’aperto si usa il berretto, che tira una cima verso riva a mani nude; e nella stessa cordata trovi due surfisti, un agente della Polizia municipale, una signora in costume da bagno, personale della Riserva di Punta Aderci, e pure un tale che era lì di passaggio col cane, ma si è fermato, ha lasciato il cane in custodia a un perfetto sconosciuto ed è corso a dare una mano.
Insomma, per farla breve, non so cosa sia accaduto ieri, anzi, a volerlo razionalizzare si potrebbe pure dire che è stata tutta suggestione, ma è stato bello vedere tante persone, giovani e non, di ogni estrazione e professione, stringersi insieme allo scopo di mettere in salvo i giganti del mare. Certo, oggi tutto ricomincia come prima, qualcuno chiederà conto delle spese per salvare qualche “pesciolone”, altri dibatteranno sui perché e i per come, su come si poteva fare meglio o non fare affatto, se ne valeva la pena, sui ritardi, se è colpa dei politici o che so io. Insomma, quello che siamo soliti vedere ogni giorno. Ma dal mare ieri è arrivata una lezione che chi è stato presente difficilmente dimenticherà: la solidarietà è contagiosa, come la bontà. E non si chiede se ne vale la pena, se prima di pensare ai capodogli dobbiamo pensare ai trichechi o alla foche monache, ma si attiva senza farsi domande.
Quindi grazie a “la meglio gioventù” vastese (gioventù di spirito, non necessariamente anagrafica) per aver dato a tutti la possibilità di essere contagiati da sentimenti positivi, in questo momento ce n’era proprio bisogno. Noi che abbiamo solo guardato possiamo almeno impegnarci a mettere a frutto questa bella lezione nel quotidiano e ricominciare – come i quattro capodogli salvati – da Punta Penna.

n.l.

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