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Su Sant’Onofrio si spacca il Consiglio comunale

È andato tutto secondo le previsioni: il dibattito all’interno dell’Aula Vennitti di Palazzo di Città sulla chiusura della Casa di riposo di Sant’Onofrio non ha regalato sorprese. Minoranza e maggioranza si sono affrontate in difesa ognuna del proprio documento dinanzi a una platea folta formata dai familiari e dai lavoratori del centro che hanno applaudito (in barba Regolamento del Consiglio comunale, ma ci può stare) vari interventi, tra cui quello di Paola Cianci, quello di Massimo Desiati, quello di Etelwardo Sigismondi, quello di Maria Amato e quello di Francesco Menna, anche se quello più fragoroso è stato riservato al sindaco Luciano Lapenna.

Se le premesse erano per lo più condivise, la spaccatura è maturata soprattutto sugli impegni che l’Amministrazione comunale, sindaco in primis avrebbero dovuto assumere.

Ricapitolando, però, la storia, stamane è parso evidente che il sopralluogo di Vigili del Fuoco, dei Carabinieri dei NAS e della Asl è avvenuto in seguito a un esposto presentato da privati (dello stesso settore di riferimento? ndr); così come dal verbale redatto dal Prefetto di Chieti Fulvio Rocco De Marinis vengono contestate inadeguatezze non solo strutturali (insicurezza degli impianti, mancanza di estintori e segnaletica adeguata per le uscite di sicurezza e via dicendo), ma anche gestionali (vedi l’assenza di corsi di aggiornamento di personale  e ospiti in materia di sicurezza).

La chiusura del Sant’Onofrio è stata comunicata al Comune di Vasto l’8 luglio scorso mentre il 7 agosto vi è stato l’incontro tra Amministrazione comunale e il Prefetto che ha portato, di fatto, a una sospensiva del provvedimento che ha fatto tremare i 53 assistiti e i loro familiari e i 17 dipendenti della struttura.

Non solo, secondo la nuova Agenzia Speciale regionale Sant’Onofrio può ospitare soltanto 25 assistiti, questo anche perché con quella soglia le normative di sicurezza sono meno stringenti.

In questa situazione caotica non si può dimenticare come una Legge regionale del 2011, la stessa con al quale la Regione non è riuscita, però, ad appropriarsi dell’ex asilo Carlo Della Penna, avesse avocato alla nuova Azienda Speciale il possesso del S. Onofrio.

Insomma, una situazione complessa per la quale, però, in questi anni nessuno ha fatto nulla e se il consigliere Maurizio Vicoli, in particolare in riferimento alla costruzione della nuova RSA sui poderi del S. Onofrio,  ha levato il dito accusatorio contro l’immobilismo in questi ultimi 20 anni dei governi regionali di centrodestra e dei consiglierei regionali del vastese nominati in stretto ordine alfabetico, Argirò, Menna, Prospero e Tagliente, ha omesso di citare i governi Falconio (dal 1995 al 2000 con la coalizione di centrosinistra) e Del Turco (dal 2005 al 2008 sempre di centrosinistra) e dimenticato il buon Paolo Palomba, che di quella coalizione ha fatto parte: il tutto solo per onestà intellettuale.

A poche settimane dalla chiusura effettiva restano alcuni nodi da sciogliere sui quali si è dibattuto in Aula: in primis la titolarità delle spese da sostenere per la messa a norma della struttura, quantificati dalle minoranze in circa 300 mila euro. Secondo queste il prossimo Bilancio di previsione in via di approvazione dovrebbe già prevedere  lo stanziamento di dette somme in favore di un progetto di riqualificazione strutturale e gestionale del S. Onofrio; secondo la maggioranza, invece, tali spese, se la gestione è effettivamente passata alla Agenzia Speciale regionale toccano alla Regione e per questo l’Amministrazione deve adoperarsi per un confronto con il presidente Luciano D’Alfonso e gli assessori Silvio Paolucci e Marinella Sclocco per reperire le somme necessarie.

Altro punto nodale è stata la questioni delle autorizzazioni. Il S. Onofrio avrebbe soltanto quella di struttura ricettiva e, quindi, non può ospitare coloro che hanno bisogno di assistenza sanitaria o sociale, per le quali sono necessarie ulteriori autorizzazioni. Un passaggio che verrebbe superato dal completamento della struttura della RSA le cui mura sono ben evidenti ed i cui lavori sono iniziati un ventennio fa.

Per evitare la chiusura, o almeno ottenere più tempo a disposizione per porre ai ripari, però, Lapenna & C. cercheranno di puntare anche sulla storia della struttura che risale al 1400 e che, in quanto bene architettonico, non può sottostare ai vincoli stringenti di strutture moderne pur riuscendo a rispondere bene alle esigenze dei compiti che è chiamata ad assolvere.

Non ultimo, infine, quel che è emerso dai vari interventi e che davvero non può non lasciare allibiti è come vi sia uno scollamento tra i vari enti ed istituzioni implicati nella vicenda, il che determina una difficoltà seria di incontro e confronto costruttivo: Soprintendenza, Vigili del Fuoco, Nas, Azienda Speciale, Regione Abruzzo, Comune, Prefetto non si sono mai seduti tutti insieme attorno allo stesso tavolo e sarà molto difficile che possano farlo in tempi brevi.

Dopo oltre tre ore di dibattito si è giunti a una duplice votazione nella quale le minoranze hanno votato per il proprio Odg con la maggioranza che l’ha respinto in blocco e che ha, invece, approvato il proprio cui ora è vincolata l’azione di Sindaco e assessore.

Un Odg, però, attendista in attesa di capire le questioni di cui sopra e che obbliga chi di dovere a prodigarsi almeno per ottenere delle deroghe alle richieste dei varie enti e delle dilazioni alle tempistiche ormai fissate.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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