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Si rinnova il miracolo della spina della corona di Gesù

Sacra SpinaFra le tante reliquie che custodisce la chiesa di Santa Maria Maggiore, una in particolare è venerata dai vastesi e dalle popolazioni del circondario. È una spina della corona di Gesù che rinnova un fatto straordinario, proprio nel tempo pasquale, richiamando nell’animo dei fedeli tutti gli afflati più devoti e spontaneamente più genuini verso la fede di Cristo. Luigi Marchesani nella sua compendiosa Storia di Vasto così riferisce: “Molte sacre reliquie qui (nella chiesa di Santa Maria Maggiore) si conservano […]. La più cara reliquia è una spina intera della corona che martoriò nostro Signore Gesù Cristo; lunga once tre ed un minuto di palmo architettonico romano, intrisa del sangue preziosissimo verso la punta, mirasi tra la sesta e nona del Venerdì santo, in cima coprirsi di materia bianca simile a delicatissima bambagia o lanugine che dispensa ai cittadini, quando nelle afflizioni e nelle calamità a lei ricorrono, suppliscono alla bolla autentica bruciata nel 1566, con la quale Pio IV donò la reliquia a Ferdinando D’Avalos. Alfonso D’Avalos la diede alla nostra chiesa”.

La miracolosità della reliquia è anche confortata da avvenimenti sorprendenti, come quello che lo stesso storico Marchesani narra a proposito di un incendio sviluppatosi nel 1645, all’interno della chiesa. “Non bene spenti i molti lumi accesi del dì 14 giugno, vigilia del Corpo di Cristo, a notte il fuoco consuma altare maggiore, coro, pisside, un palio di molto valore, l’ottimo organo, pulpito, sedili del popolo e i travi del tetto. Sta la fiamma per appiccarsi alla preziosa reliquia della Santa Spina, innicchiata in cornu epistolae dell’altar maggiore; uno schiavo turco, dalla promessa di libertà incoraggiato, spingesi in mezzo all’incendio, prende l’ostensorio della Sacra spina, e miracolosamente esce franco e illeso dal seno delle crepitanti fiamme”. Un affresco, nella volta della navata centrale, ricorda l’avvenimento. La reliquia nel giorno del venerdì di passione viene portata in solenne processione lungo le strade della città. Il medico Francesco Oliva Leone compose un inno a cinque teneri soliloqui per le cinque sere di preghiere in preparazione alla festa. La Santa spina venne donata da papa Pio IV a don Ferdinando D’Avalos, allora governatore di Milano e delegato al Concilio di Trento, come ambasciatore del re di Spagna, Filippo II.

Santa-Maria-MaggioreLa reliquia pervenne poi a don Alfonso D’Avalos che la trasportò a Vasto e la fece collocare nella chiesa parrocchiale della insigne collegiata di Santa Maria Maggiore. Nel 1647 il marchese don Diego D’Avalos fece erigere una cappella in onore della Santa Spina, affinché fosse guardata ed onorata con maggiore riguardo. Successivamente i coniugi Cesare ed Ippolita D’Avalos, successori di don Diego, arricchirono la cappella, destinandovi delle rendite per farvi celebrare ogni settimana dei riti. Nel 1718 il capitolo della chiesa ottenne dalla Sagra congregazione dei riti, l’ufficio proprio e la messa da celebrarsi nel giorno in cui si solennizza la festa. Nel 1732 ottenne anche l’estensione di questo ufficio e della messa per tutto il clero vastese secolare e regolare e da papa Pio IV l’indulgenza plenaria nel giorno della festa ed altre indulgenze nei cinque giorni di preparazione.

Giuseppe Catania

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