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L’Aquila 6 aprile 2009, una ferita ancora aperta

l'aquila terremoto309 morti e 1600 feriti, di cui circa 200 gravissimi, il pesante bilancio di quei terribili minuti successivi alle 3,32 del 6 aprile 2009, quando è stato registrato l’evento sismico di magnitudo 6,3, percepito in tutta l’Italia centrale, con epicentro tra le località di Roio Colle, Genzano e Collefracido di L’Aquila. Morti, feriti e distruzione, quella che ha raso al suolo buona parte di diversi piccoli centri e gravemente danneggiato l’intero centro storico del capoluogo, insieme a diversi edifici monumentali e chiese.
Un evento tragico che naturalmente ha messo in moto i soccorsi e la solidarietà da ogni parte d’Italia e anche dall’estero, ma mentre le forze dell’ordine, la Protezione Civile e associazioni di ogni tipo si attivavano per i soccorsi, qualcuno già se la rideva, “pregustando” i lauti guadagni, anche illeciti, che sarebbero derivati dalla triste tragedia. Infatti quella del terremoto del 2009, purtroppo, non è solo la cronaca di un’immane tragedia di popolo, ma – come emerso negli anni –  anche la cronaca di un malaffare e dell’ingresso ufficiale della criminalità organizzata in Abruzzo, proprio nell’ambito della gestione dell’emergenza e della ricostruzione.
Se n’è parlato anche a Vasto, in un incontro del 2012 presso la Sala Michelangelo di Palazzo d’Avalos – organizzato dall’Arci, il clan Agesci Shalom 1 e la Consulta giovanile – durante il quale Angelo Venti, giornalista e direttore del portale Site.it, ha squarciato una volta per tutte quel velo di illusione che rappresentava l’Abruzzo come isola felice, immune da infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, che invece è risultata presente, attiva e legata a filo doppio a determinati ambienti degli affari e della politica, durante tutta la vicenda. Un funerale di Stato per il quale sono state acquistate 471 bare per 309 morti, un servizio di bagni chimici a disposizione del cratere da permettere a ogni ospite una produzione di 100 litri di deiezioni liquide e solide al giorno, una scuola abbattuta e ricostruita senza alcuna necessità, costruzione di alloggi temporanei che costano più di abitazioni “normali”, il tutto approfittando della deroga alle leggi sugli appalti prevista per l’emergenza. Questi sono solo alcuni esempi del desolante quadro emerso e puntualmente verificato da Angelo Venti e dai suoi collaboratori, da sempre in trincea contro questo tipo di speculazioni. Un quadro che a distanza di anni vuole ancora giustizia, ma meriterebbe perfino vendetta.
Ma i morti sono morti e la politica dà risposte incomplete e lente ai sopravvissuti, quando non fa danni permettendo l’ingresso della criminalità organizzata nelle ferite ancora aperte del terremoto. È anche per questo tragico evento che ha scosso la nazione intera che la battaglia sulla legalità (che parte dalle autorità, ma deve necessariamente coinvolgere tutti i cittadini) non dovrà registrare flessioni. È anche per quei 309 morti su cui la criminalità organizzata ha speculato che la stessa dovrà essere ricacciata fuori dai confini dell’Abruzzo.

n.l.

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