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Riforma Delrio, D’Amico scrive al capogruppo del Pd in Senato: “rinviate”

NUOVE PROVINCE ABRUZZESIDovrebbe approdare domani a Palazzo Madama la riforma Delrio che, di fatto, svuoterebbe di poteri le Province che dovranno subire un accorpamento. A chiedere una sorta di ripensamento in merito a quanto già approvato a Montecitorio, o per lo meno a una revisione del ruolo delle Province come parte integrante della riforma del Titolo V della Costituzione è il capogruppo del Pd in Provincia, Camillo D’Amico, attraverso una lettera indirizzata ad Antonio Saitta, presidente dell’Unione delle provincie d’Italia (UPI), e al sen. Luigi Zanda, capogruppo del Pd al Senato, missiva nella quale scrive:

“Il DDL dovrebbe contestualizzarsi nella più ampia riforma costituzionale prima ancora che continuare in questa infinita telenovela di portare avanti ed a pezzi delle riforme istituzionali che hanno il solo compito di parlare alla “pancia” di certa parte dell’elettorato quotidianamente foraggiato da una costante e dissacrante informazione mediatica cui s’è fatto ingiustamente credere che: “…..è sito nelle Province il tanto odiato costo della politica dove vi seggono coloro che rubano e rappresentano la casta tanto privilegiata e costosa da farla risultare inutile e parassita (!)” .

E’ una colossale bugia di cui bisognerebbe semplicemente aver vergogna rispetto al fatto che la storia, documentata e quotidianamente raccontata, dimostra ben altro anche rispetto al fatto che la riforma viene prodotta da un parlamento di fatto delegittimato da una sentenza della suprema corte che ha certificato l’illegittimità di una legge elettorale (porcellum) dove TUTTI i parlamentari risultano nominati e non eletti direttamente dai cittadini.

Questo valore  invece, con orgoglio, vantano coloro che siedono nei Consigli Provinciali quanto i Presidenti delle Province.

Medesima cosa non può affatto dirsi per gli assessori provinciali in virtù del fatto che, spesso, sono  soggetti esterni agli eletti dei Consigli Provinciali.

Onestamente immagino e penso in uno scatto di buon senso da parte dei Senatori rispetto a quanto deciso dalla Camera dei Deputati; bene sarebbe rinviare la decisione di merito alla più ampia riscrittura della Costituzione e del titolo V della nostra carta così come più volte annunciato anche da Matteo Renzi attuale Presidente del Consiglio dei Ministri.

Laddove invece il Senato intenderebbe procedere nello stesso senso della Camera dei Deputati, a mio sommesso avviso, è inaccettabile ed antidemocratico che a commissariare le Province siano solo gli attuali Presidenti con le loro giunte mentre giusto sarebbe dare una proroga alle consigliature esistenti sia per una giusto controllo democratico sull’attività che l’ente svolgerà sino all’attuazione della riforma che per il doveroso rispetto che si deve al democratico voto espresso a suo tempo dai cittadini elettori.

Lo dico ed affermo non certo per difendere una “poltrona” molto scomoda ed onerosa sul piano della responsabilità ed affatto remunerativa sul piano economico ma perché ritengo che la volontà democratica espressa dai cittadini non possa essere ulteriormente dissacrata perché è il loro interesse generale che va messo al centro dell’azione amministrativa e di governo se vogliamo recuperare la fiducia altrimenti definitivamente perduta che favorisce solo gli opposti estremismi di maniera che crescono in maniera esponenziale.

Prima che si consumi l’ultimo delitto a danno di chi, democraticamente, è stato eletto dai cittadini servendo il territorio che l’ha espresso, mi auguro e spero, questo mio umile appello non cada nel nulla”.

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