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Il museo archeologico di Schiavi d’Abruzzo

schiaviA Schiavi d’Abruzzo è stato inaugurato un Museo Archeologico che raccoglie le testimonianze storiche delle civiltà osco-sannitiche. Una importante struttura che propone un percorso museale, in piazza Purgatorio, la cui cerimonia di apertura, alla presenza del sindaco della città Luciano Piluso e delle autorità cittadine, si è svolta con l’intervento dei Funzionari della Soprintendenza per i Beni Archelogici dell’Abruzzo Silvano Agostini e Sandra Lapenna. Il progetto è stato curato, con la partecipazione della Amministrazione Comunale, da Davide Aquilano, della Cooperativa Parsifal, e propone suggestivi temi che si snodano dall’area sacra con i due templi rinvenuti e i riti funerari, i corredi della necropoli e numerosi reperti portati alla luce dal territorio circostante.

Schiavi D’Abruzzo (Schavis o Sclavi nel libro delle decime del 1309 e del 1328), 1172 metri sul livello del mare, ridente centro agropastorale del subappennino di Castiglione, sulle pendici meridionali di Monte Pizzuto, domina la confluenza del torrente Sente con il fiume Trigno. Il borgo risale al XII secolo la cui fondazione si attribuisce al Conte di Caiazzo, Roberto Solaro, ed è citato in documenti del XIV secolo, sotto i feudatari Caracciolo di San Buono. In località della Torre, negli anni ‘60, vennero rinvenuti due templi, un grandioso complesso cultuale, risalente al II secolo a.C. costituito da un edificio templare (quello maggiore risalente al III secolo a.C; l’altro all’inizio del I secolo a. C.). Quello maggiore ha il lato nord con 10 gradini lunghi circa 5 metri il che consente di valutare che l’area del basamento è di circa 300 mq. Indubbiamente una testimonianza della presenza in loco della civiltà osco-sannita per la presenza di frammenti in terracotta, metope, antefissi, capitelli, monete rinvenuti durante i lavori di scavo. A valle è affiorata una muraglia in opere quadrate con enormi blocchi in perfetto stato di conservazione della lunghezza di oltre 50 metri, forse un terrazzamento del tempio. Identificata la struttura del pronao con gli alloggiamenti degli invasi delle colonne, di cui quattro a nord, con frammenti di capitelli e manufatti in terracotta, metope decorate, triglifi, cornici, antefisse, architravi, fregi con figure di menadi, festoni volute e palmette in terracotta, di origine osca, prima stirpe di abitatori, forse una tribù, che si stabilì prima sulle cime appenniche. Questi subirono l’influenza delle civiltà italiche, etrusche, sannitiche. L’edificazione di cinte murarie costruite nel poligonale italico per la rudimentale tecnica del taglio e della giustapposizione del taglio dei blocchi, si distingue da quelli bene squadrati e connessi delle cinta laziali di età storica. Altro particolare riferimento è l’orientamento da nord a sud dei templi. Infatti, l’orientamento a nord dello spazio sacro, risplendeva al concetto della parola “templum” che era alla base della concezione dell’area sacra occupata, in seguito, dagli altri edifici di culto. Il tempio, inoltre, rappresentava la proiezione in terra di uno dei settori sacri del cielo, era la sede della divinità, e, di fronte ad esso, sempre rivolto a sud, il sacerdote sacrificava sull’ara. L’augure doveva interrogare la divinità e scrutare l’occulto volere attraverso i segni della volta celeste. Riguardo alla conformità fondamentale, il tempio rinvenuto a Schiavi d’Abruzzo, a differenza di quello greco, che si eleva gradatamente da una platea di gradini, si stacca direttamente dal suolo con un alto podio e unica scala di accesso sul fronte, quasi a significare che fra il dio e l’uomo non vi potesse essere comunicazione senza l’aruspice, interprete e depositario della liturgia sacra.

Il tempio, infatti, doveva essere prostilo con le quattro colonne lungo la fronte anteriore, di fattura etrusca, con base rotonda e capitello dall’echino schiacciato e rigonfio, stando al rinvenimento di un esemplare che presenta tracce di antico restauro a coda di rondine e saldatura mediante colata di piombo. Avvalora ancora di più, l’origine arcaica, con evidente influenza ellenistica, il rinvenimento di lastre in terracotta, con figure di menadi, corone in festoni, palmette, trecce, cordoni e fiamme, con il tema della Gorgone, serie di esseri teriomorfi, tipici della demonologia etrusca. Una “antefissa”, tra le protome femminili, entro più o meno ricca cornice nimbata, reca il motivo orientalizzante della Artemis Persuca, la grande madre, regina delle fiere, come la chiama Omero, dea della riproduzione animale e vegetale, signora della vita e della morte, spesso raffigurante, come nell’antefissa rinvenuta, con a fianco i due leoni. Gli Osci (Opscus = lavoratori della terra), avevano motivo di dedicare ad Artemide i loro templi, al nume che veniva identificato con la luna, ritenuta dispensatrice delle rugiade, protettrice dei monti e dei boschi, delle acque, delle messi, delle cacce e considerata la divinità anche tutelare delle donne. Oltre alla scoperta architettonica del rarissimo tempio, sono venute alla luce monete in rame, l’aes Libralis e l’aes Tientalislis, recanti l’immagine di Giano Bifronte e la prora di una nave; una artistica lucerna in terracotta con figura femminile che si specchia, ed altri fittili di pregevole fattura.

Giuseppe Catania

NOTE

Metopa: lastra di marmo liscia o ornata con figure decorative in rilievo.

Antefissa: fregio ornamentale di marmo o terracotta all’estremità del tetto.

Capitello: parte superiore della colonna su cui poggia l’architrave.

Triglifo: ornamento del fregio dorico costituito da un riquadro con tre scanalute verticali che si alterna con le metope.

Menade: baccante (donna ritratta mentre si muove come una forsennata).

Festone: intreccio di fogli e fiori e frutti appeso tra due estremità come ornamento di festa.

Podio: piedistallo dominante una muratura piena su cui erano costruiti gli edifici antichi.

Artemide: nome greco della dea Diana protettrice delle caccia e dei boschi.

Augure: sacerdote indovino che predice il futuro osservando il volo degli uccelli.

Aruspice: sacerdote indovino che predice il futuro osservando le viscere degli animali sacrificati.

Gorgona: mostruosa figlia di Forco e di Ceto dai capelli di serpente e sguardo pietrificante.

Pronao: portico antistante la parete esterna del santuario.

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