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Scerni ringrazia don Mario D’Ippolito

Don Mario D'IppolitoOggi, sabato 12 ottobre, alle ore diciotto, con la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte, don Domenico Campitelli prenderà ufficialmente possesso della parrocchia San Panfilo di Scerni. Sostituirà il sacerdote don Mario d’Ippolito che per quasi cinquant’anni ha guidato la parrocchia, trasmettendo il messaggio cristiano con una testimonianza di fede generosa, limpida e disinteressata.

Nella chiesa di san Panfilo, oggi pomeriggio, con le autorità civili, sarà presente la comunità parrocchiale in tutte le sue componenti per accogliere con festa, come è giusto che sia, il nuovo parroco. Ma anche per ringraziare don Mario D’Ippolito che a questi  fedeli ha dedicato tanti e tanti anni della sua vita sacerdotale.

Ordinato sacerdote il 29 giugno del 1957 nella cattedrale di san Giustino in Chieti dall’allora arcivescovo Giovanni Battista Bosio, don Mario D’Ippolito dopo aver trascorso alcuni anni a Vasto, ha preso possesso della parrocchia san Panfilo il 7 febbraio 1965, in un gelido pomeriggio invernale, nel mentre su Scerni si riversava una forte nevicata.

Va detto, per onestà di cronaca, che a Scerni don Mario trovò una parrocchia “disastrata”: quasi fatiscente la chiesa parrocchiale, inesistente la casa canonica, non vi erano locali ove riunire i giovani.  La scuola materna , fatiscente anch’essa, era esattamente la metà di quella odierna con le suore non  retribuite che, per vivere, si affidavano alla carità della gente. Del santuario Madonna della Strada  non restavano che pochi ruderi. Don Mario ha avuto il coraggio, spesso rischiando in prima persona, di ricostruire tutto. Dalla chiesa parrocchiale (un vero gioiello), all’asilo, oggi scuola materna con le suore regolarmente retribuite. Dalla casa canonica, al Santuario Madonna della Strada di cui è stato nominato Rettore. E come non ricordare “Lu Sutacce”, un periodico parrocchiale che ospitava articoli di tanti giovani scernesi, contribuendo non poco alla crescita civile e culturale della comunità? E poi la “Pro Loco”, la squadra di calcio, il banco alimentare sempre aperto soprattutto in questi tempi di crisi alle richieste dei bisognosi.

Ma don Mario, in questi 50 anni, ha dato tutto se stesso per la crescita spirituale dei giovani, delle famiglie, degli anziani. E poi i malati ai quali ha concesso un’attenzione particolare con visite frequenti. Come  ho avuto modo di scrivere in altra occasione, l’umanità, la capacità di ascolto, il carisma e l’autorevolezza hanno  sempre segnato il suo ministero sacerdotale, punto di riferimento per tanta gente.

Giorni orsono, ho ascoltato da alcuni fedeli di Scerni questa espressione: “Don Mario va in pensione”. Mi permetto di dissentire: la Chiesa non è una ditta dove, al compiersi dell’età, un lavoratore conclude il suo servizio e va via. Nella Chiesa non si va in pensione, ma si muta il tipo di servizio, assumendone magari  uno meno gravoso. Don Mario D’Ippolito con il suo ministero sacerdotale ha stabilito con i cristiani di Scerni vincoli di fraternità e di comunione tali da consentirgli  di condividere per sempre gioie e dolori, fatiche e speranze di tutta la comunità, in una vicinanza affettuosa e generosa. Perciò don Mario darà ancora molto alla comunità parrocchiale di Scerni.

C’è un antico detto latino che esprime bene questa realtà. Dice così: “Semel abbas, semper abbas”. Nella Chiesa “una volta che sei stato costituito abate rimarrai sempre tale”. Tutto questo al di là e al di sopra dei decreti vescovili, che al cospetto di Dio contano assolutamente nulla.

Grazie don Mario per il tuo giovanile entusiasmo, per la tua parola schietta e sincera, per la tua attenzione ai giovani, agli anziani, ai malati. Per le tue liturgie sempre ben organizzate, per il tuo sorriso. I fedeli di Scerni busseranno ancora alla tua porta. E tu, come hai fatto in passato,  continuerai ad aprirla.

A.D.V.

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