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Cadavere al Sinello, ora tocca all’antropologo

ricostruzione_faccialeResta, dunque, il mistero sul cadavere ritrovato nei giorni scorsi nei pressi del fiume Sinello. Misteri che sono tanti a cominciare da come quel corpo sia finito nel punto del ritrovamento, per continuare con la difficoltà di dare un’identità e stabilire le cause del decesso. Gli esami radiografici ed autoptici hanno permesso di determinare che si tratta certamente di un uomo, ma i reperti rinvenuti e mostrati ai parenti hanno consentito di escludere che si possa trattare di Domenico Battista, il 79enne di Furci scomparso il 25 settembre 2011, o di Giuseppe Polidoro, 82 anni di Torino di Sangro scomparso il 19 aprile 2008. In realtà esisterebbe un terzo caso, stavolta del 20 luglio 2004 quando fu Domenico Ranieri, 78 anni di San Buono, a far perdere le proprie tracce.

Dopo che l’autopsia eseguita dal patologo legale Pietro Falco ha chiarito come non vi siano sul corpo lesioni tali da lasciare ipotizzare una morte violenta, la prima necessità sembra quella di ridare un volto definito al cadavere. Ecco perché ci si avvarrà della collaborazione di un antropologo che tramite tecniche note, come la ricostruzione dei fasci muscolari usando la creta e le tecniche tridimensionali di ricostruzione facciale mediante elaborazione trigonometrica e antropomorfica delle immagini scattate in fase di ricognizione cadaverica.

Una volta ricreata una immagine plausibile con i resti, sarà presumibilmente più facile dare un nome al povero uomo.

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