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Il tomolo, a San Salvo ‘la pietra della vergogna’

tomoloIn questi tempi di crisi, caratterizzati anche da alcuni suicidi per le difficoltà economiche, a Michele Molino, responsabile dell’Associazione Il Cenacolo di San Salvo, è tornato alla mente quando in città c’era ‘la pietra della vergogna’ per pagare il debito denudandosi. A San Salvo e in molti paesi dell’Abruzzo, insomma, quando una persona non poteva pagare il debito, e il numero cresceva a dismisura specialmente nelle annate di magro raccolto, non sapeva a quale santo rivolgersi. Il creditore aveva due possibilità di rifarsi: adire le vie legali o vendicarsi in modo singolare. “Proprio così – dice Michele Molino -. Le minacce erano così ossessive che il malcapitato era costretto a dire “Vàië a lu tàmmuelë” (vado al tomolo, ndr). Il tomolo era di pietra e aveva la forma di un recipiente molto usato in passato e conteneva 50,5 kg di cereali; era posto al centro di piazza San Vitale. Il poveretto si recava alla ‘santa messa cantata’ (messa grande, quella principale) celebrata di domenica nella chiesa di San Giuseppe e, dopo la benedizione finale del sacerdote, andava verso il tomolo, si calava i pantaloni e, mostrando il fondoschiena, doveva sedersi tra gli sberleffi e le ingiurie della gente spesso numerosa. Rimaneva lì – aggiunge Molino – fino a quando l’ultimo fedele non avesse abbandonato la chiesa. ‘Andare al tomolo’, insomma, significava calarsi le brache. Per la vergogna poteva appena dire “Nin tinghë addrë” (non ho altro, ndr). Quando passava per le strade, i paesani lo tenevano sotto tiro, dicendo “E’ stàtë a lu tàmmuelë”, cioè è stato al tomolo. Da quel momento non aveva più debiti. I creditori, infatti, non potevano più perseguirlo legalmente. Ancora oggi si dice: “a mésse lu cùle a lu tàmmuele”, ha messo il sedere sul tomolo. Oggi, per fortuna, la punizione del tomolo è stata cancellata dal codice penale, altrimenti, con la crisi che attanaglia le famiglie e le imprese, avremmo file interminabili di persone sedersi sulla ‘pietra dello scandalo’. Certamente altri tempi”.

Michele Del Piano

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