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ACS, dal vertice di ieri la conferma della chiusura

Sedili_DucatoDella vicenda ACS abbiamo parlato proprio ieri. Ebbene, su di essa è stato convocato un vertice al quale hanno partecipato il Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, il Sindaco di Atessa Nicola Cicchitti,  i rappresentanti sindacali FIOM – CGIL e UILM-UIL e dalle RSU e l’Amministratore delegato dell’azienda della Val di Sangro l’ing. Alex Wawra, che ha confermato la decisione dei vertici di cessare le attività produttive nel sito di Atessa per ragioni legate, in via prevalente, al ridotto numero di commesse che ha determinato perdite di bilancio importanti e di convergere la produzione alla sede di Cassino.

Una decisione che non è stata accolta con favore dagli altri interlocutori.

“All’appello lanciato dai sindacati ho risposto dando la mia assoluta disponibilità per fare fronte comune insieme al Sindaco di Atessa Nicola Cicchitti e alle maestranze dell’ACS, 23 unità in buon parte donne. Come Provincia abbiamo avviato lo scorso luglio la procedura di mobilità nei confronti di tutti i lavoratori ma la vicenda l’abbiamo seguita sin dall’inizio, mettendo in campo nel 2011 l’accordo per i contratti di solidarietà in previsione della ripresa del sito produttivo che evidentemente non c’ è stata – afferma Enrico Di Giuseppantonio a margine dell’incontro – La situazione che si sta creando in Val di Sangro non l’accettiamo a cuor leggero, rischiamo che l’area destinata a diventare Polo dell’Automotive del Paese venga pian piano spogliata del suo tessuto produttivo ed economico”.

“Oltre ad invitare i proprietari dell’Azienda a rivedere, insieme ai Sindacati, la chiusura definitiva del sito di Atessa, ho proposto di rivolgermi, attraverso una lettera, all’Amministratore delegato Sevel Sergio Marchionne affinchè si favoriscano quelle aziende che mantengono opifici in sede o quelle che si vogliono insediare nella nostra area industriale. Bisogna che la Sevel dia valore all’indotto che lo ha sempre servito e che gli ha consentito di avere prodotti di qualità senza i costi aggiuntivi dei trasporti, una produzione che chiameremmo oggi a km zero, ma che ha permesso alla Val di Sangro di svilupparsi a certi livelli e alla Sevel di reggere all’urto della crisi”.

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