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Al via la XVIII edizione del Vasto Film Festival

vasto-film-festival-dom-18 - 42Si è svolta ieri sera presso i giardini di Palazzo d’Avalos l’apertura della XVIII edizione del Vasto Film Festival, con la prima serata dedicata al genio di Michelangelo Antonioni. Come da programma, presenti il direttore artistico del Festival, Vittorio Giacci, Nicola Ranieri, autore del libro “Amor Vacui. Il cinema di Michelangelo Antonioni”, Paolo Micalizzi, critico cinematografico ed Elisabetta Antonioni, nipote dell’omaggiato regista e presidente dell’associazione “Michelangelo Antonioni Ferrara”, insieme a una folta rappresentanza di autorità civili e militari, ma certamente non il pubblico delle grandi occasioni.
È stato lo stesso sindaco Luciano Lapenna a spiegare le scelte di questa edizione: “Abbiamo voluto accettare la sfida di un festival che non fosse una semplice passerella per attori famosi, ma un laboratorio culturale per lanciare le valide proposte del cinema italiano che vengono spesso osannate all’estero, mentre in patria trovano poco spazio. Sarebbe stato facile fare qualche giornata in meno e invitare qualche ospite più in vista, ma abbiamo voluto tentare questa sfida”. Il vicesindaco e assessore alla Cultura, Vincenzo Sputore, ha poi ricordato che il Festival è stato perfino a rischio per qualche giorno, “ma sarebbe stato un torto che Vasto non meritava”.
Così, la XVIII edizione del Vasto Film Festival è partita nel nome dell’approccio strettamente culturale e della spending review che però, anche se solo per problemi organizzativi, ha colpito perfino l’illuminazione. Fatale, infatti, è stato il ritardo accumulato all’inizio, che non ha permesso di terminare gli interventi prima del tramonto; problema abbastanza relativo, se non fosse che all’interno dei Giardini di Palazzo d’Avalos non era presente la più piccola fonte di illuminazione, così che la parte finale degli interventi si è tenuta in una triste penombra, poi naturalmente sfociata nella più completa oscurità. La speranza è che l’immagine dei Giardini di Palazzo d’Avalos immersi nel buio mentre gli ospiti stavano ancora parlando non diventi la metafora di tutto il Festival che ha già registrato non poche critiche.

n.l.

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