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Notte americana, ma dove?

Gentilmente concessa da Michele Tana
Gentilmente concessa da Michele Tana

Sappiamo di correre il rischio di essere nuovamente tacciati di atteggiamento distruttivo, di essere richiamati a una maggiore tolleranza giornalistica in un momento in cui bisognerebbe far finta di nulla pur di non contribuire all’allontanamento ulteriore delle masse turistiche, ma crediamo che quel che abbiamo visto ieri sera sia esso stesso oggetto di scarsa gratificazione e non proprio collimante con quella che dovrebbe essere la promozione turistica.

Quando ci è stata propinata una Notte americana, certamente dai più intesa come ispirata alla tradizione statunitense, ci saremmo aspettati ben altro da quel che abbiamo vissuto. Andando in giro, infatti, ci siamo ritrovati in una Vasto Marina adornata quasi nelle modalità comuni, in cui, a parte qualche stars and stripes, di americano c’era ben poco.

Per dirla in poche parole, in piazza Rodi due Ford Mustang recenti ed una in versione Shelby del 1966, o giù di lì, una Dodge RAM, resa famosa dalla serie televisiva Walker Texas Ranger, una imitazione di auto anni ’40, una Cadillac DeVille degli anni ’60, e una Cadillac Escalade recente in versione limousine; e, ancora, una trentina di Harley Davidson, tra cui 2 splendidi esemplari artigianali in bella mostra. Infine, nei pressi del pontile, il cabinato di un tir aerografato in stile USA, ma di tipologia europea e marchio Renault, una bianchina decapottabile accettabile solo per l’epoca costruttiva. Per chiudere, il concerto di Joe Bavota, sosia termolese di Elvis Presley. E questo avrebbe dovuto rappresentare l’espressione dell’autentico spirito americano?

Beh un po’ di delusione crediamo abbia assalito ogni visitatore.

Pensiamo un po’ alla musica, la solita in ogni angolo della Marina, ovvero house e caraibici…Sognando gli  States ci vengono in mente ben altre sonorità cui forse sarebbe stato più opportuno dedicare dello spazio, almeno fino alla mezzanotte. Come non ascoltare gli echi  della grande tradizione jazzistica, del country, della musica nativa di New Orleans, del rhythm and blues, dell’hip hop, del gospel, del rock & roll.

E poi, capiamo il tradizionale appuntamento con la sagra del pesce fritto, ma ci si chiede se fosse giusto farla in concomitanza con una Notte americana che avrebbe dovuto, a nostro avviso, concentrarsi su bistecche, hamburgher e patatine, hot dogs, uova e pancetta, magari accompagnati da birre made in USA, cocktails a base di whiskey o bourbon, cola o frullati.

Chissà, si sarebbero potute adornare strade e vetrine, avere cameriere/i in gilet azzurri magari stellati e cappello da cow-boy, volendo e potendo anche su pattini a rotelle, tori meccanici, esibizioni cavalleresche, e via discorrendo…

Invece una serata normalissima, il solito struscio, la solita musica, i soliti locali.

Si poteva, invece, ambire a inventare una sorta di serata a tema da variare anno per anno, chissà l’anno prossimo la Noche latina, ma visti i presupposti crediamo di annegare nel mero fantastico.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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