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Da Vasto fino ai Caraibi in nome di un sogno

Michele CassanoDopo quasi 365 giorni di navigazione nell’Oceano Atlantico è attraccata nel porto di Punta Penna di Vasto la My way 60. L’armatore, il progettista, il costruttore e capitano dell’imbarcazione, è Michele Cassano, 40 anni, imprenditore vastese d’adozione ma originario della provincia di Padova. La My way 60, lunghezza 18,30 metri, 5 di larghezza, 26 di albero, 500 metri quadri complessivi di vela, non è una semplice barca, è un sogno diventato realtà. Otto lunghi anni passati ad assemblarla, pezzo dopo pezzo, per navigare nell’Oceano con il vento in poppa e partecipare all’Arc, regata oceanica annuale che si tiene a Santa Lucia, nei Caraibi. Con lui a bordo, il medico vastese Angelo D’Ugo. “Il ritorno a casa è stato come un cerchio che volge al termine dopo un anno di vita passato in barca tra mare e cielo per realizzare ciò che avevo in mente da sempre” racconta Cassano. “Tante sono le emozioni che mi porto dentro. Difficilmente riuscirò a dimenticare le planate in Oceano, l’arrivo della traversata e la scoperta di isole, terre e altre genti. Sono stato contento di rivedere e riabbracciare famiglia e amici ma, allo stesso tempo, so anche che ho perso la vita in barca ed una libertà che a terra è difficile da trovare perché forse è solo il mare che te la può dare” confessa Cassano. “È stata un’avventura, una scuola di vita. Due amici ed una barca che si è rivelata grande di fronte all’immensità dell’Oceano” commenta D’Ugo. “Solo ora che sono a casa capirò fino in fondo quello che ho fatto e realizzato e quello che ho tolto ai miei cari, quanto mi hanno dato e quanto ho chiesto loro” dice ancora Cassano. Le ultime miglia in Adriatico le ha percorse con la figlia Sofia e la moglie Marisa che lo hanno raggiunto alle isole Tremiti. “Che dire di loro? Sono state la mia Stella Polare, il mio riferimento, anche dall’altra parte del mondo” sottolinea. La My way 60 era salpata lo scorso settembre da Punta Penna.

My WayLa rotta verso le isole Canarie prima per unirsi ad altre 250 imbarcazioni in partenza da Las Palmas per l’Arc (Atlantic rally for cruiser). Da novembre, poi, i natanti hanno fatto vela verso il centro America attraversando l’Atlantico fino ad arrivare a Santa Lucia, nei Caraibi.  Un viaggio che è stato una ricerca ed una scoperta continua, un’occasione di crescita. Un po’ come l’Ulisse dantesco, anche l’imprenditore- armatore ha sfidato dei limiti e, superate le famose “Colonne d’Ercole”, ha solcato l’Oceano. La riserva Jacques Cousteau a Pigeon island, Guadoloupe, il vulcano Galway’s soufriere, l’isola di Montserrat 520 anni dopo Cristoforo Colombo e ancora Wallilabou bay, set dei film Pirati dei Caraibi, sono solo alcuni dei paradisi raggiunti in quasi dodici mesi. Frutta e verdura comprati sulle barchette, conchiglie, noci di cocco, un po’ Ulisse, un po’ Robinson Crusoe, Michele Cassano ha scoperto, conosciuto e sfidato pioggia, sole e persino onde di sei metri fino a Rodney bay. “Un grazie particolare lo devo ai miei genitori. Ricordo quando dissi loro che volevo progettare e costruire una barca, lo dissi tutto d’un fiato quasi avessi paura di essere interrotto e non avere il coraggio di ripeterlo un’altra volta. Sentivo che era una cosa più grande di me che non stava né in cielo né in terra, eppure ci credevo. Con quelle parole, il mio sogno è diventato realtà” ricorda. Il prossimo viaggio? “Di idee per il futuro ce ne sono tante, anche troppe, vedremo di realizzare altri progetti altrettanto belli, ma meglio essere prima con i piedi sulla terra ferma. Anche quando sei in rada all’ancora, però, balli. Forse il mare è solo il posto dove si realizzano tutti i desideri, mentre la terra è dove si pensano” conclude.

Simona Andreassi

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