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Lampade a basso consumo: meno inquinamento, ma rischi per la salute

lampadineOggi tutti ne abbiamo le case piene, soprattutto dopo la decisione di eliminare dal mercato quelle a filamento di tungsteno incandescente: le lampadine a basso consumo o a risparmio energetico, che dir si voglia, appartengono ormai alla nostra vita quotidiana. Ed è un bene per l’ambiente, in quanto garantiscono una riduzione dell’impatto inquinante rispetto a quelle tradizionali. Però, si perché c’è un  però, vi sono ricerche in tutto il mondo che cercano di valutarne l’impatto sulla salute umana e i primi dati non sono certamente confortanti.

Infatti, alcune misurazioni sulle eventuali emissioni hanno evidenziato come le lampadine a basso consumo generino potenti campi elettromagnetici a poca distanza dalla sorgente, fino ad un metro. Ecco perché il Centre de recherche et d´information sur les rayonnements electromagnetiques francese sconsiglia l’uso di tali lampadine nelle abat-jour o le lampade da scrivania. Sotto la lente degli scienziati  il quantitativo di mercurio, oscillante tra i 3 e i 5 mg, una quantità per alcuni bassa ma ilo metallo è estremamente tossico per il cervello, il sistema nervoso, i reni ed il fegato. Sarebbero a rischio soprattutto  le donne in stato di gravidanza ed i bambini piccoli, poiché il mercurio influisce sullo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto e del neonato.

A seguire, in articoli pubblicati dal Gruppo italiano LES “Icaro” si sottolinea come le le lampadine fluorescenti compatte -LFC-(note come lampadine a basso consumo energetico) provocano invece ulteriori gravi danni alle persone affette dal Lupus Eritematoso Sistemico o da altre malattie (o disturbi) quali, per esempio, l’autismo, l’epilessia e l’emicrania.

L’Ufficio federale della sanità pubblica svizzera consiglia di non avvicinarsi a una distanza inferiore ai 30 centimetri dopo che una ricerca condotta dalla «It’Is Foundation» (Fondazione di ricerca sulle tecnologie dell’informazione nella società) di Zurigo diretta dal professor Niels Kuster, incentrata sullo stabilire gli effetti generati dall’uso di tali lampade sul corpo umano, ha rilevato che i valori di intensità rilevati a 30 centimetri dalle lampade considerate sono inferiori del 10% alla soglia raccomandata dalla International Commission for Nonionizing Radiation Protection.

Tali valori, però, aumentano in modo proporzionale all’avvicinarsi alle fonti luminose tanto da superare in alcuni casi i limiti stabiliti. Per questo l’ufficio della sanità pubblica di Berna invita a mantenere l’opportuna distanza soprattutto se le lampade restano a lungo accese come nel caso di quelle poste sulla scrivania.

Le lampade a risparmio energetico sono dotate di un trasformatore ed emettono campi elettrici e magnetici a bassa e media frequenza che possono generare nell’organismo correnti elettriche le quali, a partire da una certa intensità, sono in grado di provocare infiammazioni dei nervi e dei muscoli.

A ciò si aggiunge come le lampade a basso consumo con tubo fluorescente, in certe condizioni, lasciano filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti per cui ad una distanza inferiore a 20 centimetri, dopo una lunga esposizione, non si possono escludere eritemi cutanei.

Dunque, le lampade a basso consumo vanno utilizzate per salvaguardare l’ambiente, ma, forse, sarebbe preferibile farlo adottando le giuste precauzioni.

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