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Laterlite, per Rifondazione tutta colpa della proprietà e della Regione Abruzzo

laterliteIl caso Laterlite scuote ancora una volta la linea sottile che divide il mondo del lavoro e quello ambientale, che dalle nostre parti ha vissuto momenti topici con la Turbogas di Gissi, il parco eolico di Petacciato, le centrali a biomasse di Punta Penna. Di fronte alle accuse avanzate in questi giorni di un ingessamento dello sviluppo produttivo dovuto all’ingerenza dei cosiddetti ambientalisti, si registra l’intervento del Partito della Rifondazione Comunista attraverso una nota a firma di Marco Fars, segretario regionale PRC Abruzzo; Carmine Tomeo, responsabile Lavoro PRC Abruzzo; Maria Perrone Capano, segretaria circolo PRC Vasto; Marilisa Spalatino, segretaria circolo PRC San Salvo-Cupello, che senza peli sulla lingua provano a ricostruire la vicenda.

È bene far notare che Laterlite oggi non si trova di fronte ad una bocciatura della cava: il Comitato VIA si è espresso con un “preavviso di rigetto” dell’ampliamento della cava. Come lo stesso Comitato VIA specifica, la Laterlite può presentare osservazioni al superamento dei motivi dello stesso preavviso. E solo nel caso in cui Laterlite non produca tali osservazioni o queste non siano ritenute accoglibili, sarà emesso da parte del Comitato VIA il provvedimento definitivo di diniego. Insomma, se Laterlite tiene così tanto al mantenimento della produzione e dei livelli occupazionali nel nostro territorio, non deve fare altro che fornire prove documentali del sostenibile impatto ambientale dell’ampliamento della cava. Una procedura (sembra strano, ma bisogna ricordarlo) prevista dalla legge per numerose tipologia di opere e situazioni e non pretesa in via eccezionale per Laterlite.

È inoltre il caso di ricordare che l’ampliamento della cava preteso (questo, ad oggi, è il termine più esatto per la situazione) da Laterlite ha avuto in questi anni un processo molto travagliato. Nell’ottobre 2010 il Comitato VIA evidenzia che, nonostante l’area oggetto della cava in questione insista “in zona sottoposta a vincolo idrogeologico”, “sono già stati effettuati dei lavori di gradonatura per i quali non è stata fornita documentazione autorizzativa” (il virgolettato è una citazione testuale dal verbale). Insomma, quei lavori, a leggere le note del Comitato VIA, erano in odor di abuso!

Ad oggi, a distanza di mesi dalla prima sospensione del febbraio 2013 della procedura VIA per evidenti carenze nella documentazione prodotta da Laterlite, siamo al “Preavviso di rigetto” definitivo perché, dichiara il Comitato VIA, “persistono le motivazioni di rigetto” di tre anni fa (!), “in considerazione del fatto che il presente ampliamento è di circa un terzo superiore al progetto precedentemente esaminato”.

Insomma, si legge una certa arroganza nell’atteggiamento di Laterlite, che evidentemente considera il nostro territorio come fosse di sua proprietà, dove poter fare ciò che vuole e minaccia chi ostacola la sua volontà. Ma le responsabilità di quanto sta avvenendo non è solo della Laterlite; le colpe sono anche della Regione Abruzzo, che non ha voluto predisporre un piano cave che manca all’Abruzzo da decenni. Siamo in un far west in materia, per mancanza di programmazione e così l’Abruzzo, da regione Verde d’Europa è diventata la regione più bucata d’Europa. Una condizione favorita dalla complicità tra PD e PDL ed al loro fare ossequioso nei confronti dei cavatori, che qualche mese fa affossarono la richiesta di moratoria in attesa di un piano cave, presentata dal consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.

La soluzione al caso Laterlite sarebbe semplice: la Regione si doti finalmente di un piano cave; intanto l’azienda rispetti le procedure imposte dalla legge, come chiunque e non usi il lavoro come un rapinatore usa un ostaggio.

 

 

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