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Il Pd nel vastese perde pezzi importanti

D.Adamo_MolinoL’incontro al Gulliver Center del 25 maggio scorso tenuto dal Pd vastese alla presenza dei massimi dirigenti del partito abruzzese aveva mostrato i segni delle ferite lasciate da questioni mai risolte e da scelte non condivise. Quel che sta succedendo in questi giorni è la logica conseguenza di quel malcontento e di quella protesta che avevamo registrato in quel pomeriggio, quando soprattutto la vecchia guardia alzò la voce e pose sul tavolo questioni nodali. E fu allora che il buon Nicolangelo D’Adamo annunciò di rimettere nelle mani del coordinatore cittadino il suo incarico di presidente dell’assemblea vastese. Le dimissioni di D’Adamo fanno il paio con quelle di Agostino Monteferrante da segretario cittadino del Pd sansalvese: pur se le vicende paiono non sovrapponibili, in realtà rappresentano segnali inequivocabili di come qualcosa non vada per il verso giusto. E il sunto della situazione è stato fotografato abbastanza coerentemente da un altro “dissidente”, per così dire del PD vastese, ovvero quel Domenico Molino anima della frangia renziana istoniense per il quale non bisogna nascondere “la polvere sotto il tappeto”, ovvero non bisogna negare, come è stato fatto finora, che fili tutto liscio come l’olio.

“Le dimissioni del prof. Nicolangelo D’Adamo, presidente del Pd di Vasto e persona stimatissima – scrive Molino –  che seguono quelle del Segretario del Pd di San Salvo Agostino Monteferrante,  impongono riflessioni non più rinviabili sullo stato del partito nella nostra città e nel nostro  TERRITORIO, ennesimo atto preoccupante sul quale in tanti hanno deciso di sorvolare. Accumulare la polvere sotto il tappeto, come abbiamo fatto anche durante l’ultima crisi amministrativa, mai risolta, non porta nulla di buono”.

E alla crisi di maggioranza per Molino mai risolta, il consigliere del Pd dedica un passaggio infuocato “Il prof. dice di non aver condiviso alcuni passaggi cruciali. Mi fa piacere, anche se quando era il sottoscritto a porre l’accento su alcuni temi e alcune urgenze, veniva detto che puntavo all’assessorato per scalzare qualche amico. Nulla di più falso. Io punto a fare a Vasto e su tutto il territorio del Vastese un grande PD. So che non fa piacere a tutti avere un grande partito, ma le ambizioni personali, che vanno coltivate, e le rendite di potere debbono venire dopo, molto dopo, la necessità di una costruzione di una squadra che sappia dare risposte ai cittadini con una visione politica finora molto incerta, se non assente, e con uomini e donne che garantiscano un rinnovamento vero, non semplicemente anagrafico”.

Dunque, al bando i personalismi, si al cronoprogramma e al rinnovamento della classe politica democratica e ad una posizione univoca e condivisa al nuovo Congresso che serva “a riscrivere un progetto per risollevare Vasto e il Vastese, per riportarli al centro della politica Regionale, perché Vasto e il Vastese non è affatto vero che sono terra di nessuno come qualcuno nel centro sinistra ed in particolare nel Pd pensa, Vasto capofila del intero territorio del Vastese è la seconda città per dimensione governata dal PD”

E poi il coup de théâtre, l’apertura anche ad altre forze civili  e politiche di maggioranza e opposizione perché contribuiscano a ricreare un grande partito anche in vista delle prossime competizioni elettorali “Dobbiamo aprire porte e finestre, che non vuol dire sommare qualche consigliere in più o allargare la maggioranza. Io penso al partito, perché senza un grande partito non c’è politica cittadina di valore. Chiedo di entrare a chi ha passione politica e vuole mettersi in gioco, chiedo di tornare a chi ha conosciuto il Pd e ne ha determinato la sua nascita, ma, per varie ragioni, se ne è allontanato. Mi domando: perché  in tanti in questa città hanno scelto altro? Perche’ Spadaccini,  Baccala,  Bontempo, Marcello, Montemurro, Del Prete e D’Alessandro non vengono ad aiutarci in  questa nuova costruzione?

In tanti abbiamo sempre pensato che la loro vera casa politica non può non essere il Pd. Hanno avuto torto in alcune cose e ragione in altre, ma non possiamo fare la politica con lo specchietto retrovisore. Le sfide che ci attendono ci costringono a guardare avanti, a unire le forze e le passioni. Non per conquistare gli assessorati o per difenderli, ma per ridare vita a una vera politica fatta da un vero partito, a una vera amministrazione sollecitata da una vera classe dirigente che sappia indicare percorsi e mete da raggiungere. Per Vasto, per la Provincia e per la Regione”.

Dunque, un Partito Democratico in fermento nel quale molte saranno le questioni e i nodi da sciogliere in vista anche delle regionali verso le quali eventuali modifiche alla legge elettorale e i successi raggiunti dal centrosinistra in queste ultime amministrative aprono scenari forse inimmaginabili fino a qualche settimana fa.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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