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Legge elettorale regionale, Di Stefano chiede a Chiodi di cambiarla

Di Stefano_FabrizioLa legge elettorale regionale approvata il 26 marzo scorso ha lasciato questioni delicate in sospeso. In particolare sotto la lente sono finite le decisioni che hanno impedito le doppie preferenze (un uomo e una donna) e hanno sancito  i criteri di ineleggibilità e incompatibilità. Nonostante l’avvenuta approvazione, oggi è l’onorevole Fabrizio Di Stefano a scrivere al governatore Gianni Chiodi perché si adopri affinché si giunga a un ripensamento almeno su questi due passaggi. Non dimentichiamo che in sede di votazione i consiglieri donna di ambedue gli schieramenti decisero di abbandonare l’aula in segno di protesta.

“Caro Gianni – scrive Di Stefano –  ti lascio per iscritto le mie considerazioni in merito alla legge elettorale che in più occasioni, ti ho espresso personalmente a voce.

Capisco che avendo emergenze di gran lunga più cogenti da dover quotidianamente affrontare, quali la sanità, il lavoro, il terremoto, deleghi al gruppo e al capogruppo simili tematiche.

Ma poiché la partecipazione dei cittadini alla vita democratica delle istituzioni rappresenta il metro e la misura del livello di maturità di un’istituzione come la Regione, forse, un attimo di attenzione da parte tua anche a questa tematica contribuirebbe a qualificare il lavoro di tutto il Consiglio regionale. Soprattutto oggi, in cui vengo a sapere, che ci sarebbe l’intenzione di non modificare in nessun punto la legge elettorale e, in maniera minimale, la norma sull’ineleggibilità e incompatibilità”.

In modo perentorio Di Stefano ripropone con forza il suo orientamento nella speranza che possa costituire il volano a una modifica della legge aderente ai propri auspici: “In particolare, ribadisco che ritengo che sarebbe opportuno intervenire sulla questione inerente la doppia preferenza di genere e su alcuni passaggi dell’incompatibilità e ineleggibilità”.

Quindi, l’onorevole chiarisce il perché della sua sollecitazione sulle doppia preferenza: “L’introduzione della doppia preferenza di genere non solo è un atto per conformarsi con la recente normativa nazionale che mira a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere negli Enti locali – se pur considerando che la Regione non è un ente locale ma un organismo legislativo – ma è uno slancio qualificante per la politica regionale e per il governo che tu personifichi.

Garantire una maggiore possibilità di coinvolgimento negli organi elettivi della componente femminile, premiando il merito ed evitando le cooptazioni soggettive, non può che essere il nostro punto d’approdo.

Sono contro le “quote rosa” sia in Consiglio sia in Giunta, ma favorire la partecipazione democratica alle donne la ritengo un valore aggiunto alla vita politica non solo della nostra Regione, ma dell’intero Paese”.

E poi il passaggio sulle norme che riguardano l’ineleggibilità e l’incandidabilità: “Quanto alla norma sulle incompatibilità e ineleggibilità, ricordando che all’epoca votai anch’io questa legge, riconosco che la stessa ha dei limiti. La logica che ci mosse, era in particolar modo rivolta all’incandidabilità dei sindaci delle grandi città. La possibilità di competere da sindaco di una città, con la visibilità e il ruolo che questo incarico conferisce, avrebbe squilibrato in partenza la competizione elettorale.

E’ anche del tutto evidente, che il risultato normativo al quale si è giunti in materia d’ineleggibilità, estendendo la legge, ad esempio, a un sindaco di un paese di 400 abitanti o a un assessore provinciale o a un componente di un consiglio di amministrazione, distorce, a mio avviso, lo spirito della norma stessa, rendendola palesemente troppo restrittiva.

Capisco che in Consiglio regionale possano esserci resistenze, perché si allarga la schiera dei possibili competitori, ma sono altrettanto certo che tu converrai con me che questa non può essere una buona ragione, per eludere il cambiamento.

Ma le mie ragioni nascono anche da una riflessione prettamente legata alla nostra parte politica. Tutti gli assessori, delle 4 province abruzzesi, sono espressione della nostra parte politica; limitarne il coinvolgimento in una campagna elettorale, varrebbe a limitare tutto il potenziale che la nostra classe dirigente potrebbe mettere in campo. L’unica cosa che va garantita, a mio avviso, è una coalizione forte, fatta dei migliori uomini e delle migliori donne”.

Non poteva naturalmente mancare un accenno al pieno appoggio alla ricandidatura di Gianni Chiodi alla guida della Regione: “Perché il nostro il nostro obiettivo è la tua rielezione, per consolidare tutto quello di buono che hai fatto in questi cinque anni e che potrai sicuramente continuare a fare ancora nei prossimi cinque”.

Alcune considerazioni bisogna farle, però…perché se è vero che tutti possono esprimere e sollecitare certi interventi è altresì vero che la nuova legge elettorale della Regione Abruzzo ha avuto un parto alquanto difficile, tant’è che spesso il presidente della Commissione ad hoc Lorenzo Sospiri ha dovuto manifestare il proprio disappunto e, talora, la propria rabbia. Un parto lungo fatto di attacchi e contrattacchi che avrebbero consentito di alzare la voce allora e non adesso, quando le elezioni si approssimano. A proposito, sulla data delle prossime consultazioni si aprirà una nuova battaglia dopo che la Basilicata ha deciso per le elezioni anticipate in novembre, mentre l’Abruzzo sembra orientato a farle slittare in primavera per farle coincidere con le Europee, ma staremo a vedere.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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