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Partito Democratico, è scoccata l’ora del confronto interno

Malessere, rinnovamento, identità, lavoro: in queste poche parole possono essere riassunte le quasi tre ore di confronto serrato tutto interno PD vastese celebrato nella sala conferenze del Gulliver Center all’Incoronata. C’erano il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanni Legnini, l’onorevole Maria Amato, il segretario regionale Silvio Paolucci, quello provinciale Camillo Di Giuseppe, il sindaco Luciano Lapenna, il segretario cittadino Antonio Del Casale che ha introdotto il dibattito snocciolando i punti fondamentali di quella che è emersa come una vera crisi all’interno del Partito Democratico. Ai presenti, però, non è passata inosservata l’assenza di Giuseppe Forte e del vice-segretario cittadino Nicola Della Gatta.

Molti gli interventi che si sono susseguiti in una sala non gremitissima, tant’è che proprio il Sindaco Lapenna ha sottolineato il suo dispiacere per non vedere in quel consesso alcune persone sempre amiche del PD così come alcuni dirigenti.

Interventi provenienti dalla vecchia guardia democratica, come quelli di Patrizio Lapenna, Nicolangelo D’Adamo, Ivan Aloè, Giovanni Nocciolino, l’ing. Pracilio, Nicola Iarussi, Raimondo Pascale e via discorrendo, hanno rappresentato un duro attacco alle scelte del Partito Democratico nazionale a cominciare da quelle inerenti i candidati alle parlamentarie e la gestione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica per finire, con toni ancora più duri, all’alleanza con Silvio Berlusconi che è stata davvero mal digerita. Situazioni che hanno portato più di qualcuno a minacciare di strappare la tessera del partito nelle cui scelte e politiche non si riconoscono più.

E non solo, la maggior parte ha puntato il dito contro i renziani responsabili della debacle sul presidente: “si è voluto confondere la scelta del presidente della Repubblica con quella del segretario di partito”, è stato detto.

Stoccate al curaro sono state lanciate anche contro l’ex numero uno del PD, Pierluigi Bersani, al quale sono state addossate tutte le colpe di quella che ai più è parsa una sconfitta più che una vittoria.

Tutte considerazioni che sono state ammorbidite dagli interventi di Giovanni Legnini e Maria Amato, che hanno posto i presenti di fronte a questioni di grande spessore ricostruendo anche i vari momenti che hanno accompagnato il cammino e le decisioni del partito in queste settimane. “Sulla scelta di un governo di larghe intese Legnini ha detto “cosa avremmo fatto noi a parti invertite?”, spiazzando chi lo aveva pungolato sulla vicenda, ribadendo come il PD avesse l’obbligo di fare un Governo così come bisogna prendere consapevolezza che la situazione attuale è stata voluta dalla gente che ha votato e non certamente causata dal Partito Democratico.

Se il malessere è stato chiaramente esposto, l’altra questione messa sulla bilancia è la voglia di rinnovamento e nello stesso tempo la necessità di ricreare una identità democratica che sembra ormai perduta insieme al criterio di volontà della maggioranza: “Si discuteva anche animatamente all’interno del partito, ma, poi, quando la maggioranza decideva si seguiva tutti la stessa strada”.

Alla fine, sulla scia di quanto esposto, Silvio Paolucci ha dato un affondo anche alle primarie che non garantiscono un confronto politico sulle idee, ma rappresentano solo la conta tra correnti e fazioni.

Infine il lavoro, che anche dagli interventi al Gulliver Center è parsa come la vera emergenza del Paese. La base del Partito Democratico chiede chiarezza sui punti e sui tempi del programma di Enrico Letta e chiede interventi rapidi ed efficaci per non dover essere costretti a dire ai propri figli di abbandonare l’Italia per avere un futuro.

Non poteva, però, mancare a corollario dell’incontro un capitolo dedicato alle vicende locali. A sollevarlo gli interventi di Domenico Molino e Luciano Lapenna. L’ex assessore, chiamato in causa da Del Casale, ha ribadito le motivazioni che lo hanno indotto a uscire dall’aula Vennitti in sede di approvazione del Bilancio: “Alla base del mio dissenso – ha detto – c’è un dissenso per un agire locale. Secondo  me la crisi politica non era chiusa dopo l’intervento di Marcello, e la  maggioranza non c’era più. Dopo le dichiarazioni di Giustizia Sociale, dopo 9 mesi quella crisi non era ancora chiusa”.

C’è un nodo chiaro – ha risposto Luciano Lapenna – non ci si rende conto che da un lato esiste un partito e da un lato le istituzioni. Io sono abituato a vivere in un partito che una volta presa una decisione è compatto nel seguirla. Anche a livello locale se il gruppo del PD assume una posizione che va approvata in Consiglio e poi ci astiene o si esce dall’aula si minano soltanto le istituzioni.” Il primo cittadino ha, quindi, lamentato come una discussione di tale rilevanza, che interessa anche quello che è successo con i rappresentanti regionali in Parlamento che hanno votato contro le decisioni del gruppo del PD circa l’elezione del Presidente e che andavano almeno censurati pubblicamente, non venga portata avanti né a livello locale né a livello regionale.

Luigi Spadaccini
(spadaccini.luigi@alice.it)

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