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Abruzzo: artigianato a picco

imprese-artigiane762 imprese cancellate in soli tre mesi. È questo il dato drammatico che emerge da uno studio condotto da Aldo Ronci, su dati Infocamere, per la Cna Abruzzo. E non solo. Ad aggravare la situazione il confronto con il passato e con il resto del Paese: si tratta, infatti, del peggior risultato da 14 anni a questa parte, con le cancellazioni più che doppie rispetto alle iscrizioni ed è il peggior risultato tra le regioni italiane, “una flessione che presenta davvero caratteri “epocali”.

È vero – dice Ronci – che nel primo trimestre di ogni anno il decremento sia un dato costante, perché le cessazioni di fine anno vengono registrate all’inizio del successivo, ma nonostante ciò la flessione dell’artigianato abruzzese nel primo trimestre del 2013 è veramente pesantissima, direi perfino esponenziale”.

Numeri alla mano, aggiunge, “il decremento percentuale delle nuove imprese artigiane è stato del 2,17%: un valore superiore del 50% rispetto a quello medio italiano (-1,47%) che vale addirittura l’ultimo posto della graduatoria nazionale. Per usare un termine di paragone, nel 2010 il decremento fu di 170 aziende, mentre ora si attesta a 762, frutto della differenza tra il numero enorme di  cancellazioni (1.456) e le esigue nuove iscrizioni (694)”.

Il decremento preoccupante interessa indistintamente tutte e quattro le province abruzzesi:  Teramo -224, Chieti -222, L’Aquila -170 e Pescara -146. E vanno male tutti i settori: imprese di costruzioni -430 nella regione, con il -111 della provincia aquilana che appare incredibile in un territorio martoriato dal terremoto; industria -157; dai servizi -122; riparazioni di auto e apparecchi per la casa -52 e agricoltura -19.

Da tempo sottolineiamo come le tre grandi emergenze abruzzesi, ovvero credito alle imprese, abbattimento della pressione fiscale e ricostruzione dell’Aquila – commenta il presidente regionale della Cna, Italo Lupo –  non abbiano ancora trovato risposte credibili. Tutto ciò si riflette soprattutto sul mondo delle micro-imprese, che rappresentano il punto debole del nostro sistema economico, dopo essere state per anni la spina dorsale dell’economia regionale, ma oggi davvero allo stremo, per l’effetto combinato della crisi generale e delle irrisolte emergenze del nostro territorio”.

Lu. Spa.

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