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CasaPound ricorda Chavez: striscioni in 50 città, Vasto compresa

20130311_001126Quando Charles Dudley Warner coniò , più di cento anni fa, il celebre aforisma per cui “la politica crea strani compagni di letto”, probabilmente non immaginava che il suo teorema si sarebbe a tal punto rivelato aderente alla realtà da coinvolgere in maniera così trasversale la politica nel momento della scomparsa del presidente del Venezuela Hugo Rafael Chávez Frías.
Se era abbastanza semplice immaginare il cordoglio della sinistra radicale per la scomparsa del colonnello che incarnava la “rivoluzione socialista” (ma su questo giudicherà la Storia) e l’antimperialismo, con tutto il corredo di scomode amicizie, da Castro ad Aḥmadinejād, un po’ più complicato era immaginare gli “attestati di stima” giunti da CasaPound Italia. Il movimento politico di estrema destra ha infatti tributato l’ultimo saluto al presidente Chavez con striscioni in 50 città italiane.
Anche a Vasto gli attivisti di CasaPound hanno voluto rendere omaggio al discusso presidente venezuelano, battendo in “scenografia” i simpatizzanti di sinistra che si erano limitati a qualche generica considerazione.
“Patria, socialismo o muerte – onore a Hugo Chavez” si legge nello striscione posto lungo la strada di collegamento tra la statale 16 e Vasto Marina.
CasaPound Italia precisa che “non ci interessa incasellare la rivoluzione bolivariana in una qualche etichetta politica. Il modo in cui il suo socialismo si è coniugato con la nazione e con la spiritualità, in esplicito superamento del marxismo-leninismo, ci basta per onorarlo. Sentiamo del resto come nostre le parole che Chavez ha fatto sue ripetendo il giuramento pronunciato 200 anni fa da Bolivar, peraltro proprio a Roma: ‘Giuro per il Dio dei miei padri. Giuro sul mio onore e sulla mia Patria che non darò riposo al mio braccio né pace all’anima mia fino a quando non avrò spezzato le catene che ci opprimono’. Salutando Chavez, possiamo ricordarlo con le stesse parole che Benito Mussolini riservava al Libertador (Simòn Bolivar, ndr): ‘Con animo e genio di condottiero condusse i suoi uomini oltre vette ritenute inviolabili; non schiavo di sette né di ideologie, assurse alla concezione dello Stato unitario poggiato sulle grandi forze della nazione’”.
Chissà se Fidel Castro avrà altrettanta “fortuna”.

n.l.

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