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Il Faro e la Riserva di Punta Aderci tra natura, storia e cultura

Non solo mondanità, serate, concerti, mostre ed eventi; nell’enorme potenzialità turistica di Vasto rivestono un ruolo importantissimo il faro di Punta Penna e la Riserva Naturale Regionale di Punta Aderci, luoghi caratteristici e unici che ampliano considerevolmente le già grandi risorse della città. Il faro che fa bella mostra di sé già dalla Statale 16, con i suoi 70 metri di altezza e i 307 gradini è uno dei più alti d’Italia, secondo solo alla leggendaria Lanterna di Genova. Costruito nel 1909 su un promontorio dalla vista mozzafiato a 84 metri sul livello del mare, nella zona nord di Vasto adiacente alla Riserva di Punta Aderci, subì l’ingiuria della Seconda Guerra Mondiale e nel 1944 finì parzialmente abbattuto dai tedeschi in ritirata. Fu quindi demolito e ricostruito su disegno del progettista Olindo Tarcione per essere inaugurato nel 1948 nella struttura arrivata ai giorni nostri. Costruzione di importanza strategica per le “autostrade del mare” e le rotte commerciali del Mediterraneo, se si considerano le 40 miglia nautiche di portata con cui domina l’Adriatico centrale. A impreziosirne storia e bellezza, Santa Maria di Pennaluce, chiesetta di origini quattrocentesche ricostruita nel 1887 in forma romanica che con la sua discreta presenza al lato del faro sembra volerne proteggere le sorti, finalmente al riparo da guerre o altre calamità.

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Come ogni faro, però, è sotto il controllo della Marina Militare, conseguentemente non è immediatamente accessibile all’interno. Le visite devono essere autorizzate dal Comando Zona Fari Venezia. Nella stessa zona, proprio nelle adiacenze del Porto, iniziano le meraviglie della Riserva Regionale Naturale di Punta Aderci. Oltre alla bellezza e alla tranquillità di spiagge dorate incontaminate, lontane dal clamore e dalla “vivacità” delle spiagge di Vasto Marina, la Riserva regala a turisti e visitatori un ambiente davvero unico e suggestivo, a cominciare dalle dune, con la caratteristica vegetazione fatta di gramigne, verbaschi e ravastrelli. Al di là delle dune, poi, si estende un ambiente naturale davvero unico, ricco di rarità, che si può seguire in tutta la sua bellezza attraverso percorsi guidati, all’interno dei quali ci si può imbattere nel celebre Fratino, simpatico uccelletto tipico delle zone sabbiose dell’Europa sud-orientale, nel vivace Gruccione (o “Uccello arcobaleno”) o nel più maestoso Airone cenerino, i quali, ben protetti nella ricca vegetazione della Riserva, non disdegnano improvvise “uscite allo scoperto” per farsi ammirare dai fortunati visitatori.

Come in ogni territorio protetto, però, è bene tenere a mente quelle poche ma importanti regole che rendono possibile la conservazione di un ambiente così prezioso e delicato: ovviamente è bandito qualsiasi mezzo a motore e bisogna seguire i percorsi prestabiliti senza addentrarsi nella vegetazione; se vogliamo portarci a casa un bel ricordo della Riserva, scattiamo una foto, ma evitiamo categoricamente di raccogliere fiori e piante; è vietato incidere tronchi o lasciare “ricordi” indesiderati come i rifiuti (che vanno necessariamente portati fuori dalla Riserva, sebbene è comunque consigliabile “consumare” il meno possibile, all’interno); anche i fuochi, naturalmente, sono banditi ed è bene limitare quei comportamenti che possono influire sull’ambiente, anche semplicemente dal punto di vista “sonoro”, spaventando gli animali, quindi niente schiamazzi, radio ad alto volume e comportamenti “poco ecologici” che comunque sono ben evidenziati da chiarissimi cartelli all’ingresso che tutti i visitatori sono tenuti a leggere e seguire. Insomma, con poche regole chiare (che, tra l’altro, il buonsenso dovrebbe dettare al di là dei divieti) tramite due piccoli gioielli come il faro e la Riserva, è possibile avvicinarsi a un mondo unico e suggestivo che può regalare al nostro svago un momento di elevato contatto con la Storia, la Natura e la Cultura vastese.

Natalfrancesco Litterio

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