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Il segretario provinciale dell’Udc si dimette

angelo-celliniCon grande tristezza rimetto le mie dimissioni dalla carica di Segretario Provinciale dell’UDC di Chieti”. Queste le parole con cui Angelo Cellini ha voluto iniziare il comunicato nel quale annuncia la sua decisione di lasciare un incarico in un partito che, di fatto, non esiste più, dal mopmento che Casini e Cesa hanno già controfirmato la formazione del gruppo unico in Camera e Senato sotto l’egida di Mario Monti. Cellini si spinge anche oltre facendo un’analisi di quel che è successo nella corsa al Parlamento: “Il disastroso risultato delle urne – scrive – è il compimento di un percorso intrapreso dalla dirigenza nazionale del partito che per troppo tempo in molti hanno solo “adulato” e acriticamente “assecondato”, in un contesto di sostanziale carenza di confronto democratico comune ormai a tutti gli schieramenti (…) ma forse è più corretto coinvolgere anche la base, cui ovviamente appartengo, che per 15 anni ha creduto in un progetto di “centro moderato”, pur galleggiando sempre con basse percentuali elettorali e dovendo continuamente resistere agli attacchi più tremendi da parte di “voto utile” e “politica dei due forni”.

E poi l’attacco violento sull’ambiguità di posizione espressa dal partito di Casini in questo momento: “Quante volte ci siamo trovati in difficoltà per spiegare il “perché ed il per come” di certi comportamenti politici e certe alleanze sul territorio? Come si possono spiegare agli amici le scelte dal partito in Abruzzo che, al di là delle persone designate che sono sicuramente politici efficaci, hanno visto in campo a capo delle liste due candidati appartenenti ad altri partiti? Di più, come possiamo spiegare che oggi, unico caso di mia conoscenza, l’UDC può vantare al Consiglio Regionale d’Abruzzo propri esponenti sia in maggioranza sia in minoranza?”

Cellini pone l’accento sul fatto che la dirigenza dell’Udc ha dimenticato troppo in fretta i successi ottenuti dal partito soprattutto in Provincia di Chieti, dove può vantare anche la Presidenza nella persona di Enrico Di Giuseppantonio  opponendosi con forza a chi parla di un partito litigioso ed in crisi: “Non mi sembrava proprio un partito malato o allo sbando, tutt’altro, la classe dirigente locale traeva dalla dialettica interna un maggior legame con il territorio ed una conseguente maggior forza elettorale”.

In ultimo la parentesi dedicata alla riflessione sul nazionale: “il Presidente Casini ha probabilmente giocato la sua ultima carta con Monti per un ennesimo rilancio del progetto di “centro”, forse anche valutandone i rischi; purtroppo il risultato è stato umiliante, ben al di là di quello che possono aver influito le sacrosante proteste locali e, come tale, non può essere ignorato come pare si voglia fare imbastendo una riflessione autocritica di facciata senza reale cambiamento”.

Il comunicato diramato dall’ormai ex segretario provinciale dell’Udc si chiude con un’amara riflessione: In conclusione ritengo che ormai le dimissioni siano un atto improrogabile ed inevitabile soprattutto per correttezza nei confronti dei nostri quadri locali che sono già stati duramente messi alla prova da candidature e risultati elettorali, amici che mi chiamano per problemi che continuamente si creano nelle vita del partito sul territorio, specie dopo questi avvenimenti”.

Siamo certi che tale atto rappresenti solo il primo passaggio di uno sfaldamento che andrà avanti per settimane: uno strappo deciso del quale Casini e Cesa non si sono minimamente preoccupati e che appare difficilmente, se non in modo impossibile, rimarginare.

Lu. Spa.

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