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“Su Valle Cena troppe domande ancora inevase”

Azione Civile, movimento fondato dall’ex pm antimafia e oggi avvocato Antonio Ingroia, dell’Abruzzo ha già stigmatizzato e criticato l’atteggiamento di larga parte della classe politica locale non all’altezza della crisi ambientale in atto dopo il sequestro della Procura nel CIVETA. Soprattutto da parte della “politica” che, avendo importanti ruoli nei Comuni e in Regione, dovrebbe interrogarsi e riflettere sulla storia lunga e travagliata dell’impianto di Valle Cena. E non soltanto cercare adesso i titoli dei giornali o sfogare isterie post elettorali.

Dopo l’incendio avvenuto in parte dell’area sequestrata, qualcosa sembra finalmente muoversi. Il nostro auspicio, dopo che le interrogazioni di Pietro Smargiassi e Carmela Grippa hanno portato all’attenzione regionale e nazionale la situazione, è che questa preziosa occasione non venga sprecata da risposte non all’altezza ed evasive delle questioni sul tappeto.

Il sindaco di San Salvo, dopo l’incendio, ha affermato che occorre “si faccia chiarezza sui poteri di controllo da parte del Civeta verso i gestori della discarica”. Condivisibile ma occorre anche andare oltre. Negli anni scorsi erano emerse, a partire anche dalle scelte per la gestione del servizio di raccolta di vari comuni come Casalbordino e Monteodorisio, forti criticità sullo statuto del Consorzio. Statuto che ha impedito ai Comuni di affidare il servizio raccolta rifiuti in house al Civeta.

E che, a detta della Regione, avrebbe portato al commissariamento. Lo statuto è fermo al 2002 e non sarebbe al passo con la legislazione vigente. Come è stato possibile arrivare a ciò? E cosa è stato fatto per rimediare? Perché si è affidata la gestione ad un privato? E ora, dopo il sequestro e i vari incendi – con una vera e propria crisi ambientale i cui costi stanno attualmente sulle spalle della cittadinanza – quali misure si stanno predisponendo perché chi ha sbagliato paghi? E si sta realmente e seriamente riflettendo sulla possibilità di recedere dal contratto con Cupello Ambiente? E qualcuno ha vigilato, controllato e verificato all’epoca dell’affidamento su precedenti e affidabilità dello stesso?

Dopo gli incendi dell’anno scorso, dalla Regione in giù tutti hanno garantito che sarebbe stato predisposto un servizio di videosorveglianza. Perché e per colpa di chi, dopo un anno e un ulteriore incendio, non è attivo? Al centro dell’inchiesta della Procura pare ci siano qualità, gestione e smaltimento di rifiuti extra consortili. In questi anni, dal Commissario alla Regione, qualcuno ha sorvegliato quali rifiuti sono arrivati e la loro destinazione? Se non è stato fatto, perché? E da quanti anni arrivano rifiuti extra consortili nella situazione attenzionata dalla Procura? Queste le domande che andrebbero messe in campo, e su cui una classe che si vuole minimamente dirigente dovrebbe riflettere. Ed esercitare trasparenza nei confronti della cittadinanza.

Non improbabili richieste, come dalle parti del PD si continua a fare anche in questi giorni, di dissequestro parziale. Si stanno analizzando i rifiuti conferiti, come si può pensare di aggiungerne altri? Esono il sequestro e le indagini ad aver creato l’attuale emergenza. Ribadiamo ancora una volta quanto sia sacrosanta la presa di posizione del Comitato per la Difesa del Comprensorio Vastese sull’inquietante segnale in stile mafioso e ci sono ancora troppi inaccettabili e vergognosi silenzi e balbettii.

E, in chiusura, non possiamo non citare il progetto della Vallecena srl a Furci. Anni fa ci fu un’ampia mobilitazione di sindaci. Ora, dopo il rilascio del parere favorevole della Commissione VIA, quante amministrazioni realmente si schiereranno al fianco del sindaco di Furci e sono pronte a proseguire la battaglia? Chi non lo farà, perché?

AZIONE CIVILE ABRUZZO

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