Il movimento sulle banchine

Le richieste delle industrie: così c’è un freno allo sviluppo

Gli operatori, gli industriali e i sindacati chiedono alla Regione e al sindaco Francesco Menna di mettere in campo tutte le azioni necessarie ad ottenere l’adeguamento del porto e i servizi necessari per il trasferimento delle merci via mare . In caso contrario le industrie potrebbero trovare più convenienti altri scali.

“Il porto”, dice Remo Salvatorelli decano degli industriali “non può più continuare a vivacchiare come in passato. L’amministrazione deve voltare pagina e puntare con decisione a esaltare le potenzialità di questa struttura attraverso politiche di sostegno e rilancio dell’attività portuale e industriale”.

La Sevel di Atessa punta sempre di più sul trasporto navale. Solo nelle ultime settimane dal porto di Vasto hanno preso il largo più di duemila furgoni, assemblati negli stabilimenti della Val di Sangro. Purtroppo da Vasto possono essere caricati solo 300 furgoni alla volta. Altri 800 furgoni devono raggiungere il porto di Salerno dopo aver attraversato la Trignina.

Tradotto in cifre per la Sevel significa spendere 4 milioni di euro in più ogni anno. Le navi impiegate del tipo Ro-Ro, particolarmente indicate per il trasporto degli automezzi potrebbero invece da Vasto seguire le rotte che conducono principalmente verso lo scalo di Capodistria e, sempre con maggiore frequenza, verso il porto di Ilichevsk in Ucraina.

Per la maggior parte dei casi si tratta di scali portuali di smistamento da cui, poi, i furgoni delle Sevel raggiungono i mercati di sbocco del centro Europa e dei Paesi dell’Est. L’intensa attività di questi giorni ha confermato che Punta Penna potrebbe divenire , un punto di forza per il tessuto industriale dell’intera area a cavallo tra l’Abruzzo e il Molise. Pilkington chiede da anni banchine e binari.

Troppe le spese per il trasporto su gomma. L’incremento del traffico via mare ha risvolti non solo sul piano economico-finanziario, con una riduzione e razionalizzazione dei costi logistici e di trasporto, ma che si ripercuote, in maniera ancora più tangibile, in termini di bilancio ambientale. L’impiego delle navi, infatti, riduce drasticamente il numero di bisarche da impiegare e far circolare su strade e autostrade, con una riduzione di emissioni di co2 e polveri sottili. Basti pensare che sei navi per capacità di carico corrispondono a circa settecento autotreni.

Paola Calvano (Il Centro)

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