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Pilkington, torna la paura per gli esuberi

La cassa integrazione straordinaria scade il 24 settembre. Nonostante gli investimenti, la crisi del mercato dell’auto continua a creare problemi alla Pilkington. Fra 116 giorni, qualora la situazione dovesse restare invariata, partiranno le lettere di licenziamento collettivo. Cinquantacinque gli esuberi. La cifra potrebbe variare qualora ci fossero lavoratori disposti ad andare in pensione con il decreto quota 100. La situazione è stata raccontata ai sindacati nel corso di un incontro solo uditivo. I rappresentanti risponderanno all’azienda il prossimo 3 giugno.

Le dichiarazioni aziendali non lasciano affatto tranquilli. C’è chi invoca altri ammortizzatori sociali. Non la Cgil. Il segretario provinciale, Eilio Di Cola è stato categorico. “Io rivoglio lavoro e non ammortizzatori sociali”. “Con il nuovo wiring (cablaggio) e il programma di “insourcing” , letteralmente “reinserimento” che riporta in azienda il lavoro trasferito all’esterno, gli esuberi sono già stati ridotti”, ricorda Di Cola.

Il 2018 è stato un anno duro in casa Pilkington. Pilkington ha compiuto 58 anni ma ha festeggiato anche i 100 anni della Nsg, Nippon Sheet Glass il colosso internazionale di cui fa parte. La cassa integrazione straordinaria e il nuovo piano industriale hanno permesso al colosso internazionale di ridurre il numero di esuberi nella fabbrica di Piana Sant’Angelo.

Negli ultimi mesi gli esuberi di sono dimezzati e da 85 ora sono diventati 55. Ma la crisi dell’auto che a inizio anno sembrava essere superata ora invece rischia di diventare una zavorra. Di sicuro non aiuta. A marzo il mercato dell’auto ha segnato un meno 1,65%. A questo si aggiunge che i competitor della Pilkington sono tanti. Aziende cinesi ma anche consorelle che producono in altri Paesi europei. Avere conquistato clienti come Ferrari e Porche non basta.

“Va riportato il lavoro che era stato affidato a consorelle estere a San Salvo” , dice Di Cola. “Certo è possibile chiedere aiuti al ministero e alla Regione per ottenere che questo territorio venga inserito nelle aree di crisi. Questo potrebbe permettere altri 6 mesi di ammortizzatori , ma personalmente ritengo che la crisi si superi riportando a San Salvo il lavoro affidato per esempio in Polonia”.

Per la verità, in parte il presidente Graziano Marcovecchio lo ha già fatto. Oltre all’investimento di 30 milioni di euro, i dirigenti del colosso vetrario hanno trasferito a San Salvo le lavorazioni dei vetri “laterali-accoppiati” dalla fabbrica polacca di Chielow. La nuova linea dovrebbe produrre 250mila pezzi l’anno. Le linee Accoppiato hanno risposto in modo eccellente. Il futuro però non è ancora sereno e il 24 settembre è davvero vicino. Il 3 giugno altri rappresentanti sindacali esporranno la loro idea e faranno delle proposte.

Paola Calvano (Il Centro)

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