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‘Ndrangheta, 12 testimoni accusati di falso

Sfilata di testimoni ieri mattina davanti al collegio di giudici del Tribunale di Pescara chiamati a giudicare 106 indagati dell’operazione “Isola felice”, una vicenda che si occupa di pericolose presunte infiltrazioni della ‘ndrina nel Vastese. I giudici (Villani, De Renzis e Di Felice, pm Gallo) hanno ascoltato 14 persone chiamate a testimoniare dalla pubblica accusa. Solo due hanno ammesso di aver subito piccoli reati. Gli altri hanno smentito Eugenio Ferrazzo il collaboratore di giustizia protagonista dell’inchiesta.

Il pubblico ministero ha cosi chiesto la remissione degli atti alla procura ipotizzando i reati di falsa testimonianza, reticenza e favoreggiamento per i testimoni.

All’udienza era presente un esercito di avvocati di Vasto, fra loro, Angela Pennetta, Fiorenzo Cieri, Pierpaolo Andreoni e Raffaele Giacomucci. Molti indagati sono infatti del Vastese. Le dichiarazioni dei testimoni hanno alleggerito e di molto la posizione dei loro assistiti.

La prossima udienza di terrà il 25 giugno. Saranno analizzati i risultati della perizia conferita ad un consulente incaricato di tradurre tutte le intercettazioni. La vicenda giudiziaria che non arriverà all’epilogo prima dell’autunno non è basata però solo sulle dichiarazioni di Eugenio Ferrazzo, 41 anni, ma è frutto di un duro e articolato lavoro investigativo.

Secondo gli investigatori Ferrazzo sarebbe un ex boss calabrese. L’uomo l’estate scorsa sembrava intenzionato a rispondere a tutte le domande dei magistrati. Poi ha avuto un improvviso malore e il processo ha preso un’altra piega. Molti degli imputati risiedono a San Salvo e nel Vastese. Il processo tuttavia si celebra a Pescara perché proprio la città abruzzese sarebbe stata teatro di diversi reati riferiti al biennio 2010-2012.

Secondo la Dia (Direzione investigativa antimafia) la ndrangheta avrebbe in passato cercato più volte di mettere radici a San Salvo allargandosi poi a tutta la regione. Le misure cautelari furono all’epoca 25. Sei le regioni in cui, a detta della Dia, operavano gli accusati. Le accuse sono raccolte in un dossier di 600 pagine.

Vasto e San Salvo, secondo gli investigatori, sarebbero state le basi degli indagati e i personaggi locali avrebbero avuto un ruolo di spicco nel clan gestito da Eugenio Ferrazzo. L’uomo, arrivato in Abruzzo a ottobre 2006, dopo un periodo di detenzione all’estero per traffico internazionale di cocaina, si trasferì a San Salvo, sfuggendo alla mattanza ordita dallo zio, Mario Donato Ferrazzo, capo indiscusso della ’ndrina di Mesoraca (Crotone) reclutando manovalanza nel pescarese e a San Salvo.

Il processo iniziato il 23 ottobre 2017 ha regalato già molti colpi di scena. Il 25 giugno la traduzione delle intercettazioni potrebbe far chiarezza su molti aspetti.

Paola Calvano (Il Centro)

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