Indagini sul cimitero di Vasto. Gli inquirenti tornano nel camposanto di via dei Conti Ricci per verificare alcune tumulazioni fatte lungo il viale dell'ingresso

Tangenti al Cimitero, la polizia apre alcune tombe

cimitero di florio

Operazione “Eterno riposo”, la polizia torna al cimitero. Non è sfuggita ieri mattina ai cittadini la presenza al cimitero degli agenti del commissariato di Vasto. Gli investigatori hanno aperto alcune tombe vicine all’ingresso principale del cimitero al termine del lungo viale. Gli investigatori sono scesi sotto terra a verificare le tumulazioni. Non risulta che siano state aperte le bare. Tanta la curiosità suscitata dal blitz. Tante le domande.

Perché la Procura ha disposto il nuovo approfondimento di indagine? Le ipotesi sono tante. Non è escluso che qualche testimone possa aver fornito dei dettagli nuovi e utili alle indagini e ieri mattina l’autorità giudiziaria ha deciso di fare le prime verifiche. L’inchiesta porta la firma del procuratore capo del tribunale di Vasto, Giampiero Di Florio e punta a smantellare una presunta gestione parallela del cimitero, niente affatto legale.

Certo è che oltre ai riscontri e alle verifiche continuano senza sosta anche gli interrogatori. Di sicuro l’indagine che ha portato fino ad oggi all’arresto di tre dipendenti comunali e all’invio di 14 avvisi di garanzia è tutt’altro che conclusa. Pare che la polizia abbia ultimato gli interrogatori dei 14 indagati. Proprio gli interrogatori avrebbero provocato un effetto domino inducendo gli investigatori ad approfondire e allargare l’attività di indagine. Gli interrogati sono stati anche intercettati dalla polizia mentre parlavano con gli arrestati.

Ma perché riaprire le tombe? Cosa si nasconde dietro lastre di marmo? I tre ex dipendenti comunali finiti nei guai, Luisito Lategano, Antonio Recinelli e Franco D’Ambrosio, hanno sempre negato di avere preteso o indotto i cittadini a versare denaro per tumulazioni,  esumazioni e trasferimento delle salme.

Secondo la Procura al contrario, gli accusati avrebbero lucrato, acquisendo la disponibilità dei loculi attraverso attività cimiteriali irregolari. I tre, stando a quanto riportato nel capo d’accusa, avrebbero chiesto da 150 a 700 euro per ridurre in urne cinerarie le salme anche quando lo stato degenerativo non lo consentiva.

Il contenuto dei colloqui degli indagati già interrogati, è coperto dal massimo riserbo. Il dirigente del commissariato, Fabio Capaldo, ha chiesto loro di collaborare. Qualcuno, pare abbia fornito risposte esaustive e preziosi elementi sui quali proseguire le indagini. Inevitabile chiedersi, se le tombe che sono state riaperte hanno raccontato particolari ancora sconosciuti. E’ molto probabile che la vicenda regali presto nuovi colpi di scena.

Paola Calvano (Il Centro)

Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli
Griglia in fondo agli articoli

Notizie correlate

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *