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Vasto, con la Zes raddoppia l’area industriale

Và oltre il perimetro della zona industriale di Punta Penna estendendosi  fino all’Incoronata e a Pagliarelli e disegnando uno sviluppo a nord, in parallelo e interamente a ridosso, della riserva naturale di Punta Aderci. Conta una estensione di 583 ettari la Zona economica speciale (Zes), cioè più del doppio rispetto all’attuale agglomerato industriale di Punta Penna che è di 244 ettari. Ovviamente si tratta solo di una proposta, ma sufficiente a destare le perplessità di alcune associazioni cittadine a fronte delle tanto decantate opportunità che si aprirebbero per il territorio con l’istituzione della Zes. Cioè agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative. La prima ad uscire allo scoperto è Porta Nuova. Il sodalizio presieduto da Michele Celenza avanza alcune osservazioni.  

“La prima riguarda l’estensione,  che è più che raddoppiata, passando da 244 a 583 ettari”, attacca Celenza, “si prevede evidentemente uno sviluppo industriale impetuoso, visto anche lo stato presente, non proprio di sovraffollamento, dell’attuale area industriale. In questa prospettiva non sorprende che con la proposta di ampliamento gli impianti industriali arrivino, nel quartiere dell’Incoronata, fin quasi dentro il centro abitato; che si prendano la campagna di Torre Sinello; che giungano a poche centinaia di metri da Pagliarelli. Cosa ne penseranno i diretti interessati? C’è poi un altro dettaglio. Così disegnata, la nuova zona industriale andrebbe a nord, interamente a ridosso, e in parallelo, della riserva che avrebbe dovuto rappresentare il cuore pulsante del famoso Parco nazionale della Costa Teatina. Zes e Parco non possono convivere. Chi sostiene il contrario è in mala fede, oppure non conosce il significato delle parole che sta usando”.

UntitledLa seconda osservazioni riguarda il tipo di sviluppo industriale. “Tutti hanno detto delle meravigliose opportunità che si aprirebbero per la nostra zona con l’istituzione della Zes. Dei rischi non parla nessuno” chiosa il presidente di Porta Nuova, “eppure i rischi sono molti, e gravi. In assenza di una politica industriale, che non c’è mai stata, o almeno di una qualche definizione del tipo di insediamenti che si vogliono evitare, è altissima la probabilità che le facilitazioni di tipo amministrativo e fiscale attirino investimenti meramente speculativi, che verrebbero solo a devastare ulteriormente la nostra terra. Dubito che i vastesi, se sapessero, darebbero il proprio consenso. La città si è mobilitata negli ultimi anni, con successo, contro l’installazione di singoli impianti ritenuti più o meno inquinanti. Sarebbe sorprendente che restasse inerte di fronte a un progetto, come questo, di portata di gran lunga maggiore.  Tra un mese ci saranno le elezioni regionali. Ma nessuno, proprio nessuno, ne parla”.

Anna Bontempo  (Il Centro)

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