Dei tre arrestati parla solo Luisito Lategano, difeso dall'avvocato Antonello Cerella. Franco D'Ambrosio e Antonio Recinelli si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Le prove a carico degli indagati, a detta degli investigatori e del Procuratore Giampiero Di Florio, sono inconfutabili

“Tangenti al cimitero di Vasto? No, solo mance”

cimitero di florio

Operazione “Eterno riposo”. Scena muta per Antonio Recinelli e Franco D’Ambrosio. I due dipendenti comunali da una settimana agli arresti domiciliari con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere benefici, ieri pomeriggio nel corso dell’interrogatorio di garanzia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ad assisterli c’era l’avvocato Massimiliano Baccalà.

Ha parlato invece il terzo arrestato, Luisito Lategano.Non ho mai preso un euro che fosse destinato al Comune”, ha dichiarato l’operaio assistito dall’avvocato Antonello Cerella. “Il mio cliente”, afferma il legale “ha spiegato che se qualche cittadino gli consegnava del denaro era una mancia. Lategano non ha mai chiesto o preteso soldi. Gli altri lavori che faceva oltre alle tumulazioni”, ha proseguito il legale “li svolgeva in ore non lavorative e in veste di privato cittadino non certo come dipendente comunale”.

L’avvocato Cerella ha richiesto la remissione in libertà per il suo assistito. “Ho depositato il provvedimento di sospensione dal lavoro. Questo dimostra che non potendo tornare al cimitero non esiste il pericolo di reiterazione del reato”, ha spiegato Antonello Cerella.

Il giudice si è riservato di decidere. Da oggi dovrebbero cominciare gli interrogatori per i 14 indagati che avrebbero tratto a beneficio dal comportamento illegale dei tre dipendenti comunali. Lunedi il commissario Fabio Capaldo che dirige le indagini, ha invocato la collaborazione degli indagati.

“Collaborando”, ha detto “la loro posizione potrebbe cambiare e le responsabilità scemare”. Allo stato attuale anche i beneficiari dell’induzione indebita rischiano una pena severa: la reclusione fino a tre anni. Le prove a carico degli indagati, a detta degli investigatori e del procuratore Giampiero Di Florio, sono inconfutabili. Collaborando potrebbero dare una diversa interpretazione alle frasi che li hanno messi nei guai.

Paola Calvano (Il Centro)

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