Ieri sera la presentazione del nuovo libro di Palma Lavecchia presso la Sala Convegni del Comune di Scerni

Mi chiamo Beba, una storia di violenza sulla donna raccontata secondo una molteplicità di punti di vista

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Mi chiamo Beba, il secondo libro di Palma Lavecchia, scrittrice per passione, racconta la storia di violenza che subisce Benedetta da parte del marito Luca. In questa vicenda è coinvolto anche loro figlio, Mattia, che spesso la protagonista trascina nei suoi appostamenti notturni per controllare Luca, che oltre a maltrattarla, si comporta in maniera deplorevole, pensando a divertirsi in discoteca, in compagnia di altre donne. Ad aiutare la protagonista, due assistenti sociali speciali, Paola e Martina, che prenderanno particolarmente a cuore questo caso. Il libro è caratterizzato da un’alternanza di punti di vista nel racconto che è facile cogliere grazie all’apposizione sulla carta del nome del personaggio che funge da voce narrante dell’episodio. “Nonostante l’argomento tragico e difficile della violenza sulla donna, il libro riesce ad assumere anche toni leggeri, grazie ad alcuni personaggi come Martina, che hanno il ruolo di sdrammatizzare i difficili episodi vissuti dalla protagonista, ma che sono anche capaci di avere delle intuizioni importanti per la risoluzione della storia” – ha commentato ieri l’autrice durante la presentazione del libro svoltasi presso la Sala Convegni del Comune di Scerni. Lo smorzamento della drammaticità della situazione, però, non significa che la vicenda non sia stata trattata con grande sensibilità dell’autrice, che ha effettuato un grande scavo psicologico sui personaggi, soprattutto su Benedetta e Luca. Per entrambi sono state indagate le cause remote dei ruoli che assumono all’interno della loro relazione che devia dalla normalità e si configura come  sadomasochista. Proprio tramite le riflessioni del personaggio di Benedetta, questi meccanismi complessi appaiono chiari al lettore. “Benedetta ha accettato di continuare il rapporto con Luca, credendo di poterlo cambiare e pensando di non meritare di più, a causa del difficile rapporto che ha vissuto con la famiglia d’origine, mentre Luca è un anaffettivo e dopo aver visto un primo tentativo d’emancipazione della moglie la punisce diventando ancora più violento”- spiega l’autrice e continua: – “bisogna sempre tener presente che anche dietro il comportamento del carnefice esistono delle ragioni recondite, spesso anaffettività; alla fine del libro anche per Luca vi sarà un parziale riscatto, anche se ovviamente Benedetta prenderà le distanze da lui ”.

La bravura della scrittrice Palma Lavecchia e della relatrice Nina Ciccarone, infatti, è stata proprio quella di saper parlare del libro traendone gli aspetti più generali del problema sulla violenza di genere e offrendo degli spunti di riflessione. “Mi allarma il fraintendimento di alcuni comportamenti da parte delle ragazze adolescenti: se il ragazzo dà loro uno schiaffo, in seguito a un qualunque episodio che ha suscitato in lui gelosia, lo prendono come una manifestazione d’ amore, mentre in realtà non è così” – ha osservato Palma Lavecchia e ha sottolineato: “Bisogna preoccuparsi anche quando sentiamo dire a una donna che riceve qualche schiaffo dal marito, ma che sa che l’uomo non arriverebbe mai ad altri eccessi. Spesso, questa frase è sintomo di una situazione ben più allarmante e che potrebbe degenerare”. Mi chiamo Beba, però, vuole offrire soprattutto un messaggio di speranza: imboccando la strada giusta, infatti, la donna può uscire con molta fatica dalla situazione di violenza. “Vorrei dire a tutte le donne che vivono questa tragedia che si può superarla chiedendo aiuto alle persone giuste, come assistenti sociali o operatori di consultorio, figure più familiari rispetto agli agenti di polizia o ai carabinieri. È comprensibile, infatti, che ci si senta spaventate a compiere un passo del genere, per il quale è necessario un percorso”- afferma la scrittrice. Come nel libro, il lieto fine può esserci anche nella vita per qualsiasi donna maltrattata e sottoposta a violenza da parte dell’uomo: tutte possono rinascere e spiccare il volo, come nella esposizione di quadri Mi chiamo Rinata della giovane artista Francesca Colacioppo, che, con i suoi colori vivaci, ha fornito la cornice adatta alla presentazione del libro.

Nausica Strever

 

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