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Tribunale, assemblea pubblica primo metro di quanto la città lo voglia tenere

Tribunale_Vasto_5Mercoledì 15 gennaio prossimo venturo, si terrà l’assemblea pubblica in difesa del tribunale vastese alla quale tutta la città è chiamata a partecipare in attesa, nella stessa giornata, anche del pronunciamento della Corte Costituzionale sull’ammissibilità della richiesta referendaria di abrogazione della Legge di revisione della geografia giudiziaria avanzata dai Consigli regionali di ben nove regioni. Qualora la risposta dei costituzionalisti sia positiva allora sì che ci sarà da lavorare per portare la gente a votare ed a farlo in favore dell’abrogazione. Un eventuale esito negativo in una delle due direzione significherebbe praticamente scrivere la parola fine a tutta la vicenda e Vasto, così come Lanciano, Sulmona e Avezzano, perderebbe il suo presidio di Giustizia. Ecco allora che l’assemblea rappresenta il primo termometro concreto di quanto la città e i suoi cittadini tengano al tribunale. Alla vigilia dell’evento ecco una riflessione di Ivo Menna, che, tra gli altri punti affrontati, chiama a raccolta i rappresentanti politici del vastese a tutti i livelli perché presenzino e facciano sentire alta al loro voce nell’assemblea popolare di mercoledì.

“Fu il ministro della giustizia del  governo Berlusconi, all’epoca il giudice Nitto Palma PDL,  ora F.I. – scrive Menna – che nella cervellotica e folle idea di riformare il sistema giudiziario, introdusse nella legge finanziaria una frase che prevedeva la soppressione dei tribunali minori, per l’esattezza 31 tribunali e 31 procure. Vasto figura tra questi con la vicino Lanciano, Sulmona, Avezzano. Questo importante presidio di contrasto alla criminalità di ogni genere, la cui presenza sul territorio vuol dire strumento di prevenzione e di legalità, in un momento di devastante crisi economica e sociale che registra inquietanti episodi di piccola e grande criminalità, dovrebbe invece essere aiutato dallo Stato per rafforzarsi nei confronti di ogni forma di criminalità e garanzia per i diritti dei cittadini. Mettere mano ad una riforma seria della giustizia e insistere  affinché funzioni la giustizia civile snellendo la palude dei processi accatastati da anni: questo sì è il vero problema della giustizia in questo paese!. Cittadini che attendono da lunghissimi anni risposte alle loro giuste richieste dai tribunali come le cronache registrano. Questa nostra posizione vuole prescindere da una difesa corporativa verso la categoria  degli avvocati che non hanno mai mostrato purtroppo grande impegno politico e civile nella città, e che hanno spesso mostrato indifferenza nella difesa del bene pubblico cittadino.  Noi facciamo rilevare come attorno al Tribunale vastese esista un territorio esteso marino, collinare e montano, un contenitore territoriale in cui 100 mila sono le persone che vivono e che hanno urgenza di vari servizi e tra questi quelli che il Tribunale deve erogare. Il Tribunale invece va potenziato con professionalità e energie nuove alla luce delle trasformazioni sociali intervenute in questi anni.  Siamo attenti e sensibili anche al sistema economico e all’indotto che ha generato e che  genera ricchezza e redistribuzione; come siamo attenti al fatto che da anni Vasto ha perso pezzi di strutture pubbliche e non vuole perdere quest’ultima decisiva struttura. Pensare alla soppressione del tribunale ci induce a riflettere sui gravissimi disagi materiali che ne deriverebbero per la popolazione intera, con conseguenze anche economiche gravissime. Immaginare come un cittadino di Torrebruna o di San Giovanni Lipioni, e così tanti altri di altri comuni montani, dovrà raggiungere la sede del tribunale di Chieti personalmente mi pare pura follia di chi fa delle scelte sulla base della improvvisazione senza la conoscenza della realtà.  E si tiene conto del fatto che il carcere circondariale di Torre Sinello conta almeno 200 detenuti e che gli spostamenti dovranno essere fatti verso altro tribunale con aggravio di spese da parte dell’amministrazione dello stato in termini di uomini e di mobilità veicolare? Insomma invece di razionalizzare le economie si va incontro a nuovi sperperi di denaro pubblico e aggiustamenti corporativi. Solo con una forte   mobilitazione dei cittadini si potrà invertire e contrastare la chiusura di questo presidio. Un richiamo alle forze politiche e ai suoi rappresentanti eletti nelle Istituzioni perché mettano da parte le differenze e si uniscano per una lotta comune. Li chiamiamo tutti  per nome per non sbagliare: Giuseppe Tagliente, Antonio Prospero, Nicola Argirò, Paolo Palomba, Antonio Menna; i consiglieri provinciali, Giuseppe Forte, Vincenzo Sputore, Eliana Menna; i due parlamentari Maria Amato e Gianluca Castaldi; il Sindaco di Vasto che ha già mostrato grande attenzione e concretezza dovrà guidare questa iniziativa. Non solo protesta civile, ma interventi parlamentari per correggere questa decisione ingiusta e priva di senso della realtà.

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